Main Il Bernini.

Il Bernini.

, ,
Year: 1900
Publisher: Hoepli Editore
Language: italian
Pages: 455
File: PDF, 33.97 MB
 
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1

Nightshift: Choose your path and face the consequence

Year: 2019
Language: english
File: PDF, 20.84 MB
2

Tunnel of Bones (City of Ghosts #2)

Year: 2019
Language: english
File: EPUB, 662 KB
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THE LIBRARY
OF
Sarah Cooper Hewitt
presented

in

memory of

her father

Abram

S.

and her

Hewitt
sister

Eleanor Garnier Hewiti

.1

STANISLAO FRASCHETTI

CON

PREFAZIONE

DI

ADOLFO VENTURI

MILANO
ULRICO HOEPLI EDITOHE
M DCCCC
•

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STANISLAO

IL

FRASCIIl'7rTI

BERNINI

LA SUA VITA, LA SUA OPERA,

IL

SUO ^rivMPO

CON PliKFAZlONE
DI

ADOLFO VENTURI

OPKiiA contenenti;
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DEL MAESTUO

MILAiNO
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TUTTI

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Alessandro Manzoni, nella sna
troduzione ai

"

Promessi Sposi

un

credere d'aver trovato

in-

fa

„

dilavato

e graffiato autografo del Seicento:

una grandine

quivi

di concettini e di

figure, lo stile dozzinale, frasi

grammatica

poUose, goffaggine ambiziosa,

pe-

riodi sgangherati, declamazioni

am-

ebe

è,

„

dice

Manzoni,

il

carattere degli scritti di quel secolo in questo paese.
quella biblioteca stette

Bernini,

garbugh,

dell'

uomo che

il

magnifico libro

si estolle

e squihbrato vi furono dei dominatori:
i

visionari

come un

dell'

arte di

sopra alla turba di

di lanzichenecchi e di tiranni.

gl'isterici e

gran cappe,
1

Tuttavia, in

„

Gian Lorenzo

bi'avi, di

azzecca-

uno

di essi fu lui!

Passò tra

vittorioso dai muscoli di atleta e dal

si

nuovo? Come mai

sferrava la sovrana figura?

giniamo pure quella società brulicante nelle piazze,
di

proprio

" il

In quel secolo corrotto, vano

cuor di leone. Donde spirò la forza dell'Ercole
dalla società triste del Seicento

a spro-

arbitraria,

posito,

"

Imma-

quel rimescolarsi

di alte penne, di durlindane pendenti, quel

muoversi

di

—

—

VI

gorgiere inamidate e crespe, e lo strascico intralciato di rabescate

zimarre

;

„

non riusciremo a

e

La marea umana appena
bano

spiegarci lo spirito del genio del Bernini.

lambisce gli scogli giganteschi su cui piom-

suoi colossi: la società era nana, e

i

Sembra

fatale che, al chiudersi d' ogni secolo, le forze della vita

nuovo per pi'odurre

italiana riprendano vigor

Dugento,

Bernini era un gigante.

il

Griotto; allo scorcio del

cadere del Quattrocento,

i

1'

alma

città

Grenì dell' arte nazionale

E Roma

non vanta

tra

i

anima

ne fu

tramonto del

;

al

l'

artistica nutrice.

suoi figli artisti sommi, ed è

non per

esatto per chi guardi agli atti di nascita,
del genio, allo spirito che

genio. Alla fine del

Trecento, Donatello e Masaccio; al

Cinquecento, Gian Lorenzo Bernini.
Si è detto che

il

chi pensi alle origini

e ravviva le sue creazioni.

Vennero

i

Greci a innalzare archi di trionfo, colonne onorarie e basihche agi' Imperatori; e qui, rinnovellate le facoltà creatrici già illanguidite e spente

nel loro suolo natale, celebrarono la roraana grandezza.
e qui creò la pittura

Profeti

Roma

come

Venne

monumentale; venne Michelangelo,

titani del cielo.

dà nuovi slanci

Lungo

i

Raffaello,

e creò poi

i

secoh, in ogni tempo, V (eterna

al genio, gii infonde la

sua potenza dominatrice,

e gli porge corone d'imperio.

Quale eredità

romana pare che
Michelangelo

:

d'

arte per

il

Bernini

afiìuisca nella sua

!

Tutta

la

grande tradizione

mente, ed egli continui

il

sogno

trasformare xm. monte in un gigante che poggi

nelle nubi, riversando fiotti di luce sul

mar

Tirreno.

il

di

capo

Bernini rac-

Il

coglie quelle tradizioni gloriose dell' arte, quei sogni del Rinascimento,

che formavano
e fu

1'

ambiente entro cui crebbe

ambiente più ampio e solenne

e ingagliardì la

di quello

che ebbero per

svolgersi altre manifestazioni della vita italiana. Queste

tra loro le correlazioni necessarie che alcuno

ha creduto

sono tante espressioni diverse deUo

tante voci

spirito,

sua fibra
il

;

loro

non hanno

di scorgervi
dell'

;

umanità,

tanti reconditi impulsi che salgono su dal fondo della nostra razza,

prendon varia figura
fuori

il

e

variamente risplendono. Se noi facciamo balzar

Bernini daU' ambiente politico, letterario, religioso, e lo voghamo

vedere fatalmente barcollare, dondolai'e, curvarsi, ranicchiarsi, come
fa

il

suo tempo, noi vediamo

tista. Il

un automa

del fato,

non ammiriamo

Bernini, u,omo del Rinascimento in ritardo, fu col suo

l'ar-

tempo

in

—
contrasto

;

—

VII

vero erede di Michelangelo, trionfò sulla sponda della morta

gora del suo tempo, con la prodigiosa
delle opere,

con

con la monumentalità

attività,

la miiversalità del suo genio.

Di questo pontefice massimo
Stanislao Fraschetti, che

dell'

mi onoro

ha

arte nostra del Seicento

scritto

di presentare agli studiosi deU' arte.

Egli ha ben compreso

come convenisse

dinucci e del

Bernini, per ricostruir la vita gloriosa del grande

fìglio del

scultore secondo

criteri della ciitica

i

staccarsi

daUe biografìe del Bal-

moderna. Associare

alle ricerche

archivistiche lo studio diretto immediato deh' opera d'arte, raccogliere

maggior numero
e rivedere tutto,

hnea che
tore,

di elementi storici e di osservazioni stilistiche, vedere

mettere a riscontro

le unisce, e la luce

che

le

opere diverse per iscorgere la

le rischiara

meta

tale la

:

morte del Bernini, ha formato testo inoppugnabile o
che ne è una riduzione, di Domenico Bernini,

sembrò

far rivivere

il

genio paterno.

componesse frettolosamente
tuoso,

„

il

serne la vita,

ebbe

anno dopo

la

quasi, e l'altra,

figlio

dello

a chi pensi come

scultore,

Baldinucci

il

racconto delle opere del

s'

come mirasse più a farne

gran Vir-

"

il

m

apoteosi che a tes-

anche nella attribuzione

Baldinucci dovette scrivere a

Roma

risposta anche falsità e leggende.

mente romano quando ogni romana
immensità della perdita
della vita,

1'

accorgerà di leggieri delle incertezze e degli errori

classificazione delle opere e

Firenze

Ma

1'

per soddisfare al desiderio della Sacra e Reale Maestà di

Cristina di Svezia, e

si

dello scrit-

raggiunta con la forza e l'entusiasmo della sua giovinezza.
Sino ad oggi la biografia del Baldinucci, scritta

neUa

il

a dargli

le

e

si

Da

per attingere notizie, e
Sparito

1'

vh-tù pareva spenta,

era pioclivi a magnificare

braccia di Briareo e

loro.

gii

artista, vera-

sentiva la

si
i

particolari

occhi d'Argo. Quindi

opere uscite daUa sua bottega e non tocche dal suo scalpello divennero
sue proprie; ogni sua parola parve huninosa sentenza;

magnanime

Conveniva figurarne

gesta.

gloria vaticinata, secondo

i

sue azioni,

adolescenza già

illustre, la

1'

le

tipi delle biografie di antichi eroi

rere a esagerar fatti e ad accorciar date per mostrare in lui
cocità più straordinaria deUa vera. In quel
fiorentino raccolse

i

prima

di

comporre

e ricor-

una

pi-e-

tempo Filippo Baldinucci

materiali della biografia, che

cinquantaquattro anni,

;

1'

Domenico Bernini, a

intorùi

di tutte

l'

Hcresie,

—
rifece

variandone la forma,

nucci

si

vede

Bernini, lo

solo travisò

un

il

—

conservandone

accademico toscano in cappa

1'

scaccino:

altrui; questi

ma

vili

quegli fu

un erudito

Nel Baldi-

la sostanza.

magna

;

Domenico

in

scaldato dall'entusiasmo

figliuolo inconscio del carattere paterno,

il

quale non

modello del Baldinucci, bensì vi aggiunse di suo inven-

zioni puerili, per figurare

Gian Lorenzo

mai. Discorrendo della prima

età.

coli'

unzione che non ebbe

del Bernini, fa entrare in iscena certo

abate di S. Martino a investigarne la vocazione, e rappresenta
tutto intento a tenerlo in continua emulazione di sé
Il

grande

menti
l'

titolo della gloria

gli

sua gloria e per ammiratori

di

Europa.

E

parve

di

quando dovette riepilogare

1'

aver avuto

sua virtù
il

libro,

„

"

dicendo che questi fu

"

in ogni sua operazione

così le ultime parole,

avo

ecc. ecc.

per istru-

tanti Principi del-

non ebbe una parola

per la memoria del Cavalier Bernino, e chiuse

d' affetto filiale

Stampa

paterna

medesimo

1'

il

volume

UN GRAND' HUOMO.

nascondendo nelle grosse maiuscole

„
il

giudizio piccino.

Occorreva dunque mettere con attenta disamina in disparte ciò
che contemporanei non bene informati, come

come Domenico

autore di questo libro, che alla mia scuola di storia

1'

arte medievale e

desiderio di portare

il

parava a festeggiare
parvero grate

Baldinucci, e inetti,

Bernini, scrissero della gloria artistica deh Maestro. Si

è acchito a tanto
dell'

il

le

moderna neh' Università

di

Roma

suo contributo agli studi. Mentre
il

fu preso dal

Roma

ci

pre-

centenario del Grande, al giovane scrittore

fatiche per iscoprirne la immagine, eh' ora è qui

disegnata innanzi a noi più vera e più maestosa di quella che

temporanei

si

tramandarono.

Adolfo Venturi.

i

con-

IL

BERNINI

CAPITOLO PRIMO.

Pietro

Lorenzo Bernini nacque in Sesto

di

scana nel 1562,

e,

To-

di

recatosi giovanissimo in Firenze,

elDbe dal cavaliere Sirigatti

primi insegnamenti del

i

disegno. Si esercitò in seguito nella scultura ed anche
nella pittura tanto che nel pontificato di Grregorio
:

andò

col

Tempesta e con

XILE

altri al servigio del cardi-

nale Alessandro Farnese in Caprarola e vi dipinse

Roma, dove compì

alcune cose. Si recò quindi in

sua educazione

Napoh

e vi

si

e nel

artistica,

ammogUò

1584

si

trasferi

la

in

con Angelica Galante, na-

politana.

La più

antica

memoria

di lui

certamente fiorentina di origine,
dell'Areliivio

quale

si

e

della sua famiglia,

trova in

un istrumento

Mediceo in Firenze, in data 10 agosto 1599,

un Ruggieri

Baldesi,

col

come procuratore di Pietro di Lorenzo
domanda a Lorenzo che

Bernini, scultore fiorentino dimorante in Napoli,

voglia emancipare
nini, si rileva

il

»

,

dove

NapoK
città,

si

da un ricordo del 1621,

San Martino a

Sesto, vi è ancora oggi

da un Ber-

im luogo detto

« il

Ber-

crede che Pietro sia nato.

fu dunque la sede della sua attività

artistica,

travagliata da sommosse e da guerre interne,

cultura delle arti belle. Correvano infatti

Tommaso

scritto

che due individui della famiglia vivevano in Firenze, e presso la

bella città toscana, in

nino

figliuolo. Inoltre,

i

ma

non era

a quel tempo codesta
la

tempi del viceré conte

più propizia alla
di Lenios,

quando

Campanella ordiva la sua cospirazione che doveva spegnersi nel sangue di

vittime numerose.

A

Napoli, nel giorno 7 dicembre del 1598, nacqu(! da lui

Gian

IL BERNINI

2

Lorenzo Bernini,

Miclielaugelo del Seicento

il

aveva potnto, nel sog-

(1). Il fanciiillo

giorno della città natale, sviluppare precocemente le sue attitudini alle arti figurative,
cosicché, ancora in tenera età, condusse in

seurs decouvrirent le

In quella

germe du

talent

»

marmo una

les

connois-

(2).

gioconda, arrisa dal

città

où

testa di puttino «

dove

sole,

castelli

i

feudali

tirannie feroci e le onde del Tirreno di sogni e di dolcezze ineffabili,

parlano di
fanciullo,

il

ebbe forse la suggestione della grandezza severa

nelle primissime impressioni puerili,

e quasi tragica delle cliiese angioine, nobilissime nella profusione degli antichi intagli e nel misticismo pauroso delle imagini medioevali. Il
fiorito di

forme marmoree primitive, diedero forse

delle

sorrentini,

l'

ebbrezza

dell' infinito

Pietro restò in Napoli
i

prender parte

ai

città dei

In questa

(3).

un profondo

senso di

incanto dorato dei fantastici monti

l'

in là del

lieti

alti destini.

1604

1605 era in

e

non

Roma

fino al 1608,

come vogliono

romana Ac-

presidente della

città fu poi incaricato

da Paolo

V

Borghese, di

grandi lavori della cappella Paola in Santa Maria Maggiore.
papi allora era in pace:

sprazzo di luce

cavan porre un argine
mento.

non più

biografi, poiché nel

cademia di San Luca

un nuovo

tenebroso, tutto

azzurro della plaga marina, carezzarono con

sogni lo spirito del piccolo essere, serbato ad

lasciar credere

fanciullo

al

grandezza. I prestigi delle rive lunate del golfo,

La

duomo

mausolei del Trecento, Santa Chiara, San Domenico, San Griovanni, pieni

Una scMera

di

co' lavori de' Carracci,

alla

buoni

mandavano
quaH con mirabile operosità cer-

le arti belle,
i

decadenza risuscitando
artefici,

le

ornai declinanti,

forme sane del bel Rinasci-

come Stefano Maderno, Ambrogio Buonvicino,

SiUa Longo, Nicola Cordier, operava allora in Santa Maria Maggiore, e con loro
piccolo

Lorenzo faceva suo

arte che

il

concetto

doveva distinguere un secolo

il

complesso e strano di quella maniera di
e conservarsi integra in

una non

interrotta

tradizione fino ai nostri giorni.

Egli pertanto, avvolto dal fascino deU' arte in Roma, nella città grande che

infiamma

i

divoti

deUa

gnare quelle statue

(1)

Non mi

bellezza, per tre lunghi

dell'

antichità classica eh'

anni assiduamente attese a dise-

egU chiamava

le

sue innamorate, e

fu dato di rinvenire negli archivi disordinati delle parrocchie napolitane

Gian Lorenzo.

l'

atto

Ho

trovato invece nell' archivio capitolare del Duomo una nota del
libro de' battesimi dalla quale risulta che Angelica Galante, sua madre, appena venti giorni dopo
il parto di lui, teneva al fonte un altro bimbo.
di nascita di

« Dicembre 1598 - Adi 27 dal S.'-e Latio Longo Can."» Nap.'» fu batt.» Ger.mo figlio di Gio. balduccio et di Angeletta de vetulino lo copare lo s.™ Ger.m» acciaiolo la comare la S.''^ Angelica

Galante

».

Da

questa nota ed anche dal documento accennato dell'Archivio Mediceo in data 1599,
quando ebbe Gian Lorenzo dall'Angelica Galante non aveva ancora
contratto matrimonio. Neil' atto della parrocchia napolitana Angelica si fa ancora chiamare col
nome paterno e non con quello dello sposo e in quello deU' Archivio fiorentino la domanda di
emancipazione avanzata da Pietro, un anno dopo di aver procreato Gian Lorenzo, ha tutta l'aria
di venir fatta giusto appunto per dar forza legale all' iinione avventurata.
si

può

inferire che Pietro

Vies de fameux architectes depuis la Benaissance des arts. Paris, 1787, pag. 202.
Pietro Bernini fu presidente della romana Accademia di S. Luca dall' anno 1605 al
1607,
come risulta dall' Lidice de' Presidenti, conservato neU' Archivio privato deU' antica istituzione!
(2)

(3)

CAPITOLO PRIMO

3

però ogni mattina dalla sua casa in piazza Santa Maria Maggiore

Le forme purissime

degli antichi capolavori lo entusiasmarono ed egli fu preso

intensamente dei solenni aspetti degli dèi
diatori, della serenità degli Apolli di

Olimpo, del cipiglio superbo de' gla-

dell'

sovrana bellezza, de'

bianco santuario abitato dalle statue latine fu

ziose. Il

dove

temperò

egli si

alla lotta

sogni di grandezza e senti

cardinale Scipione CaffareUi,

Borghese.

Il nobile

il

dell'

Veneri

lo

deli-

e severo

suoi

i

ispù-azione sublime.
il

nipote potente di Paolo V,

quale con la porpora aveva preso

come

prelato,

sorrisi delle

mondo purissimo

il

dell'arte contro. la materia, dove fantasticò

primi fremiti

i

Intanto la fama del padre gli fu mezzo a conoscere
il

recava senza

si

Museo Vaticano.

fallo al

vide disegnare con grande

il

nome

facilità,

di casa

prese

il

giovine sotto la sua protezione.
Cosi

il

piccolo Bernini fu presentato al papa, che volle vedergli disegnare

testa: poiché egli la

condusse con pochi tratti di penna fra

ne ricevette in premio dodici medaglioni

In questo modo

picciole mani.

e

il

si

d'

lo

una

stupore de' presenti,

oro che tanti ne potè prendere con

schiudeva dinanzi a lui una via

le

lieta di gloria,

suo spirito vivo e irrecjuieto in cui già tremolava la fiamma del genio, domi-

nato dal fantasma di grandezza, piegò sommesso al lavoro faticoso.

* * *

Intanto
nini

non era

padre

il

co' suoi lavori

con cui talora amava

come posso

ciante,

acquistava ricchezza e buona fama. Pietro Ber-

l' arte fosse per lui una cosa secondaria
Sembra che egli fosse principalmente iin commerda un passo di una Vita manoscritta di Gian Lorenzo la

soltanto artista ed anzi pare che
dilettarsi.

inferire

un tempo in possesso di monsignor Pier Filippo suo figliuolo (1).
« Nacque il cav. Giov. Lorenzo - cosi si legge nel codice - in NapoU di Pietro
nato in Firenze, come furono tutti gli altri suoi ascendenti, et Angelica Galanti Nar

cpiale era

poHtana,

il

qual Pietro esercitando diversi negotii, conforme l'usanza del suo Paese,

andò ad accasarsi a Napoli,
molto gradito a quel Viceré

da Paolo

e perchè

si

dilettava ancora di scolpù-e in

e lasciò in quella città

marmo, fu

molte opere insigni. Domandato

V al Viceré per impiegarlo alla sua Sontuosa Cappella,

venne in

Roma

dove

condusse seco Giov. Lorenzo e tutta l'altra sua famiglia e fabricata una habitatione
a S. Maria Maggiore vi dimorò sino alla morte

Egli però, sebbene dilettante, era un buon
glioni,

il

il

il

vidi,

marmo

si,

:

«

si

esprime

il

Ba-

Pietro con ogni franchezza

che in ciò pochi pari ebbe. Et un giorno in Napoli,

che preudendo

segni, subito vi

secondo che

artista,

quale nella sua opera gli dedica queste parole

maneggiava
stesso

»

messe dentro

un
i

carbone, e con esso sopra

ferri, e

un marmo

io

facendo alcuni

senz'altro disegno vi cavò tre figure dal na-

Codesto codice fu solo potuto incidentalmente consultare dal jivofessor Bo.ssi, canonico
San Pietro, mentre veniva otìerto da un tale che lo possedeva al compianto monsignor Carini
perchè lo acquistasse per la Vaticana.
(1)

di

.

4

BERNINI

IL

un

turale per formare

stupore

né

vederlo

il

»

capriccio da fontana, e con tanta felicità

Sulle opere da lui lasciate in Napoli regna molta incertezza,

(1).

accumulate nelle chiese di codesta

tra la farragine delle statue dell'epoca

ho potuto con sicurezza precisarne alcuna
quattro statue che

le

si

San Giacomo

lone di
di

della

Marzio Carafa duca

Monte

le

de' Girolamini

la

Nova:

dell'

:

due che fiancheggiano

un San Giovanni

della Pietà:

Marca in Santa Maria
Maddaloni nella chiesa

di

trovano in Napoli,

si

vedono nella cappella Ruffo della chiesa

alcune di quelle della cappella Muscettola nel Gesù Nuovo:
la porta della chiesina del

città,

I vecchi scrittori d'arte napolitana

sua.

attribuiscono all'artista fiorentino un'infinità di sculture che

come

trattava, clie era

il

Battista nel Cappel-

la sepoltura, ora distrutta,

Annunziata

:

alcuni termini e

statuette su la fontana ora ricostruita nella Villa del Popolo. Pertanto è inutile ag-

giungere che vi sarebbe molto da discutere su gran parte di codeste attribuzioni. Nel

Museo

San Martino è conservato mi gruppo gigantesco, ch'era prima

di

Madonna col bimbo e con un
Napoli e da un cartellino messo

presso

il

quale è dalle guide di

situato

altro putto ap-

nel chiostro contiguo, raffigurante la

nel piedestallo,

Gian Lorenzo. E,

attribuito a Pietro Bernini con la collaborazione del fanciullino

certo, quel fare contorto e secco è proprio allo scultore fiorentino e si rivede a

raviglia in

un lavoro suo

posteriore,

Ma

dotto insieme col figliuolo.

documento che

rivela

nell'

come uno

il

gruppo

archivio del

scultore a

me-

Enea ed Anchise, veramente conMonastero di San Martino esiste un

di

nome Antonio Peracso lavorasse a punto,
Madonna di manno pel Monastero mede-

nell' epoca in cui Pietro era in Napoli, una

simo

(2).

stesso

Ora,

come non

due allogazioni

di un' altra

se

i

si

si

può imaginare che in San Martino

un lavoro medesimo,

marmo

Vergine di

cumento accennato

Ma

di

come

eremo napolitano,

nell'

d'

si

altronde

così si

può

dessero nel

non

si

stabilire

tempo

ha memoria
che nel do-

parli esclusivamente dell'opera attribuita all'artista fiorentino.

lavori di Pietro Bernini in Napoli

di identificare quelli

da

lui

non

si

conoscono bene, m' è riuscito

compiuti in Roma. Egli condusse primamente una grande

storia in bassorilievo sul sepolcro di

Clemente Vili nella cappella Borghese in Santa

Maria Maggiore, e non nella cappella Paolina
grafi di

e

Gian Lorenzo Bernini

(3).

al Vaticano,

come

i-iferiscono

i

due bio-

Codesta opera, rappresentante la incoronazione

so-

lenne del papa, apjDare condotta con una certa franchezza, non priva di qualche bizzarria poco elegante.

La composizione

da un senso di movimento mimico:

(1)

Giovanni Bacilione Eomano,

i

risulta disarmonica, confusa,

ma

già animata

mezzi corpi di personaggi sul primo piano ap-

Vite,

de' Pittori, Scultori, et Architetti dal Pontificato di

Gregorio XIII sino a tutto quello di Urbano Vili.

Eoma,

1649, pag. 305.

jo ga antonio peracso scultore coriciuto dal reverendissimo padre d. ilario scudi quatordioi di moneta quali sono a conto de la madona die io facio di marmo questo di 20 di guno 1B94
(2)

«

e più scudi cinque che ebi

prima per mano del reverendo patre don severo priore
mia propria mano etc. »

di santo

martino

di napoli et in fede di luoco ec fata la presente di

(Monasteri soppressi: S. Martino, voi. 2142).
Notizie di alcuni artisti che lavorarono nella chiesa di S. Martino e nel Tesoro di S. Gennaro. N. S. Taraglia. (Archivio storico delle provincie napoletane, anno X, fase. Ili, pag. 435).
e

(3) Filippo Baldinucci Fiorentino, Vita del cavaliere Gio. Lorenzo Bernini, ed. Firenze,
Domenico Bbrnino, Vita del cavaliere Gio. Lorenzo Bernino, ed. Eoma, 1718.

1682,

CAPITOLO PRIMO
paiono sgradevoli e tozzi; una grande durezza

veste rigida e poco ondeggiata

Lavorò

inoltre Pietro nella sacrestia

quadro in bassorilievo
vede
fra

la dolce

dell' altare,

Vergine assunta in

una miriade

di angioli,

dove

Ma

estasi soavissima.

vedono contorti in

hanno

grossolanamente,

e

vi

condusse

il

si

modo
modo

di

le figure

gli apostoli

:

artifizioso e

dure teste cliiomate

le
il

medesima chiesa

quaH, sul

i

ancbe qui

sono mosse oltre ogni

(1).

della

cielo in

primo piano, appaiono agitati in atto

difforme,

ta-

accompagnata

dalle benedizioni degli apostoli

si

riscontra nelle pieglie quasi

convenzionali e sommarie, e particolarmente nella figura del papa,

glienti, nelle teste
clae Ila la

si

5

manto attorto sul corpo

serpentino, difettoso di spalle e di fianchi.

Pure l'Assiinta ha

non ostante che

le

gambe

nel busto

grazia e qualche leggiadria

In

Roma

contratte,

si rilevi

qualche

(2).

un San Griovanni

fece anco

Battista nella cappella Barberini a Sant'

Andrea

che ha

le

della Valle

;

è

una statua questa

forme rigide e

steccliite nell' at-

si

L'

come

titudine agitata. Cosi pure condusse,

INL'UKOA'AZiONE Ul L'LE.AIENTE

Vili.

Pietro Bernini

vedrà a suo tempo, una figura allegorica

(Cilppella Paolina

ili

Santa Maria Magji'iore).

pel sepolcro del cardinale Bellarmino nella

chiesa del Gresù in

Roma;

altre

due per quello del cardinal Delfino in Venezia, ed

esegui alcuni termini intagliati di

(1)

fiori e di frutta

per

la Villa

Pinciana.

Pietro Bernini lavorò nel monvimento di Clemente Vili dal luglio del 1609 al gennaio

del 1614, e vi condusse, oltre

il

bassorilievo della Incoronazione, anche altre sculture, tra cui

quattro termini che sostengono la linea di coronamento, come pure risulta dal pagamento seguente

Adi 29 Genn.° 1611

— A Pietro Bernino scultore

i

:

duecento m.'" a bonconto dell' historia
della Incoronatione et altri lavori da farsi in serv." della capeUa di S. Maria Mag.''"= ».
Inoltre egli condusse anche un altro quadro sul medesimo soggetto, come appare da questo
«

s.

pagamento di saldo
« Adi 12 di G-enaro 1614
A m. Pietro Bernino scultore s. seicento quali se li hanno pagare per resto et Intiero pagam. delle due Historie di marmo della Incoronat."« della felice memoria di Papa Clemente da lui fatte una di quali posta nel deposito di esso Papa Clemente in
la capeUa che n. s. ha fatto fare in S.'" Maria Mag.™ et q." oltre altri s. 300 simili che di giiV ha
:

—

havuto a conto et cosi pagati con sua ricevuta
oapeUa.

».

soli

saranno com'

al

conto della fabrica

dì

detta

(Registro delle fabriche 1601-1614; Archivio di Slato in Roma).

Contemporaneamente al lavoro del monumento di papa Clemente, Pietro couduceva il
come risulta dai varii pagamenti che vanno dal maggio 1609 al febbraio del 1611, de' quali riporto il primo
« Adi 9 di Maggio 1609.
A. m. Pietro Bernino scultore s. 50 a bon conto dell' Assunta
della madonna che fa di rilievo in marmo bianco del polvaccio di Carrara pei' servitio dcHa Ca(2)

bassorilievo dell'Assunta,

:

—

.

peUa

di

Santa Maria Magg."'"

». {Id.

id.\

Pietro Bernini

—

L'ASSUNTA.

(Sacrestia di Santa Maria Maggiore).

CAPITOLO PRIMO
Questo

artefice,

che pur ebbe qualche onore, come quello di essere eletto pre-

sidente dell'Accademia di

mai completo
biografo

e

che se egli

(2)

San Luca

quello di aver

(1),

ha

e che

lasciato pochissimi lavori,

non fu

armonico, spesso anzi risultò deficiente e accademico. Scrisse
«

avesse avuto maggior disegno, per la facilità

sarebbe assai avanzato

si

7

»

Comunque,

.

degnamente segnata

la

gli

dell'

il

operare

deve riconoscere un merito, ed è

si

buona via

ancora

al figliuolo. Iirfatti questi,

adolescente, aveva potuto nella bottega del padre darsi alle geniali discipline del

disegno e seguire, col palpito dell'anima giovine,
lavorato e

i

prestigi incantevoli del colore

sii

le

le tele.

mutevoli

forme del

presto della magica potenza del segno e della eleganza sua, che rende
dell'

oggetto reale

;

1'

impressione

vide formarsi mirabilmente nel faticoso esercizio diuturno

cezioni primissime della sua
creta, industri e intente a

mente su

plasmare

L' alba della sua vita era
degli ultimi superstiti,
il

marmo

Potè egli impadronirsi ben

la

le carte: le

non poteva

conla

forma vagheggiata.

tramonto

il

le

mani tormentarono

sue piccole

dell'arte

:

egh, animato dai conati

ereditare altra cosa che

il

sterili

turgido delle forme,

contrasto delle luci e delle ombre; la convenzionalità accademica dei concetti e

de'

canoni

artistici.

Però in quel secolo incendiario, che tutte

le

purissime manifestazioni del Rina-

scimento grande doveva misconoscere e difformare in una orgia strepitosa di
ziose

forme derivate dell'esagerazione di opere

arbitro dell'

perfette, egli operò

arte, tanto da venir chiamato da' suoi avversari

l'

artifi-

sovranamente,

uomo più

pericoloso

forma e di

tinte, cre-

del secolo.

In verità

il

suo genio è un raro

sciuto quasi miracolosamente in

un vecchio

dei roveti, dolce ricordo di antichi

giocondo di vita in fra

le

fiore,

un

fiore splendido di

giardino, abbandonato agli intrichi spinosi

amori di

corolle stellanti.

cose morte; ha

una dolcezza

Ha
di

esso tutto

una

bella

un incanto
forma viva

in fra le ceneri del rifugio deserto.

(1)
l'

Nelle sale dell'antica istituzione romana si conserva il ritratto di Pietro Bernini,
il quale mi piace rijjrodurre per illustrare maggiormente la figura del mo-

unico che esista,

desto scultore fiorentino.
(2)

Gio.

Baglionb Eomano,

op.

cit.,

pag. 193.

PIETKO BERNINI
((l;i

mi

ritratto a olio esistente uell'

Accademia

di

San Luca).

CAPITOLO SECONDO.

Diffusa dalle benevoli parole di protettori, la

fama

del ragazzo si sparse assai

prima allogazione di lavoro nel piccolo
maggiordomo di Sisto V, in Santa Prassede.
l' uno copiando l' altro, dicono che la prima opera

presto; cosicché ancora giovinetto ottenne la

monumento

del vescovo Santoni,

I due biografi dello scultore,

da

lui condotta in

Potenziana

»

.

Roma

all'

età di dieci anni fu

Ora ho potuto assodare un

una

testa in

«

fatto curioso

;

e cioè che

concordemente, nella preoccupazione del panegirico, per rendere
cato, tesero
le

ultime

ad avvicinare

a'

le

marmo

prime opere deU' artefice verso

il

i

due

in Santa
scrittori,

ritratto più spic-

primissimi suoi anni e

i

suoi più tardi. Ciò risalta particolarmente in quello che ne' loro libri

concerne questa prima opera, la quale ho ragione di ritenere condotta dal piccolo

In

artista verso i suoi quattordici anni.

del genio dell'artista

Ma

mettendo

al

esiste affatto

che la riguardano

(1).

Ora

il

tale lavoro e

Ha

di Sisto

maestà imponente

alla

non

è

pure accennato ne' varii

Baldinucci, nella nota delle opere stampata in fondo

volume, mentre ha diligentemente segnato tutte

busto.

toghe

leva un'altra importante questione su codesta opera. Nella chiesa di

si

Santa Pudenziana non
scritti

verità, nulla si

cose nell'ambito del naturale e del verosimile.

le

invece notato in prima linea, quasi primo lavoro

V

in S. Prassede

non

le altre,
:

«

Testa del Maiordomo

»

Si sa che Prassede e Pudenziana eran due sante sorelle,

pietà le incorona insieme

fa cenno di codesto

con un serto fulgido di gloria:

le

e

ne' libri sacri la

chiese titolari delle

Sante si trovano ai due capi della piazza grande di Santa Maria Maggiore, l'una
incontro all' altra la chiesa di Santa Prassede aveva anticamente il titolo di Pudente,
;

essendo sorta su la casa del famoso curule di questo nome, che, secondo la leggenda,
vi ospitò

che

il

il

Principe degli Apostoli

;

che dubbio vi può essere dunque

nell'

affermare

Domenico Bernino, abbia scambiato
poi nella nota in calce al volume?

Baldinucci, copiato scrupolosamente da

nel testo

un nome con

l'altro, errore corretto

ToRRlGlO, Della chiesa di
(1) Davanzati, La chiesa di Santa Pudenziana. Roma, 1725;
Sanla Pudenziana ne' sacri Trofei; Costanzi, De Ecclesia ,S. Fudentianae; Giami'AOH, La nuova
facciata di S. Pudenziana. Eoma, 1870.
3

MONUMENTO DEL VESCOVO SANTONI
in

Santa Prassede.

CAPITOLO SECONDO
Secondo

mio

il

11

parere, dunque, la testa in nianno eseguita dallo scultore, in

età di almeno quattordici e

non di dieci anni, è certamente
maggiordomo di Sisto V, morto nel 1592 la quale
monumentino addossato a un pilastro in Santa Prassede.

toni,

quella del vescovo Santuttora

:

Due mensole di marmo, figurate di mascheroni
stemma del prelato, sorreggono ima cornice di

namente da

parti sporge

una nicchia

La

(1).

:

r ombra che

timpano spezzato

il

un

addensa sotto

e quasi rialzate nel

si

ripiegano

i

si

con

baffi,

combinata con due

alata,

accuratamente studiata

minute

spire di cui

s'

festoni. Dalle

corrugate profonda-

mano

la

sfuggenti che rendono a meraviglia

certi angoli

che sorprende. Certi solchi evanescenti, certe rughe che sembrano

barba attorta finamente in

corti e lanosi e la

ma

leggermente curvo,

della fronte. Il naso è

rivela nella bocca dal labbro inferiore sporgente,

un poco ispidi. Nella testina traspare un profondo tentativo
mancano la facilità e la morbidezza, v' è tuttavia un' impronta cosi

se

minimi

fin ne'

peli radi e
e,

nero

incavano, vivissimi per

le orbite, limitate dalle sopracciglia

mezzo

marmo

di

grazioso bustino.

il

gli occhi appaiono, nelle
si

una lapide

grazioso motivo di derivazione quattro-

su l'alto, sopra la cornice centiiiata, s'incava

e,

dove campeggia

ovale,

valentia maggiore dell' artefice

su cui

v' è

testina, di espressione caratteristica, è

particolari

mente

Sopra

formato di una testina d'angiolo

centista,

giallo antico, limitata ester-

intagli di grottesche, entro cui è compresa

venato con la iscrizione

muro, fra cui

e infisse nel

spicca lo

vede nel bel

si

inesperta che tenta di penetrare

il

riccioli

appena

personale

graffi,

visibili,

sentimento della forma e

i

di analisi

i

capelli

accusano la
sforza a vin-

si

cere la contrarietà della materia bruta per farla vivere mirabilmente.

Aimibale Carracci,
l'

iniziato, disse

veder questo busto, in cui trema ancora

al

giovinetto

il

«

la peritanza del-

arrivato nell' arte in quella picciola età, dove altri

potevano gloriarsi di giungere nella vecchiezza

»

* * *

Dopo qualche anno

giovine artista ebbe

il

Foix Montoya, di erigere un
gnuoli. Ecco che dice
«

Condusse

il

altro

questi nostri tempi che

iacarico,
lui in

Baldinucci di questo lavoro

Bernino un

il

1'

monumento per

da monsignor Pietro de

San Giacomo degli Spa-

:

ritratto così al vivo, che

non fu mai occhio

stupisse, e avevalo già nel suo luogo collocato,

non ne

fino a

quando

assai Cardinali e altri Prelati vi si portarono apposta per veder sì bell'opera;

questi

imo ve ne

fu,

che disse: Questo è

Montoia

il

tra

né ebbe egli appena

petrificato;

proferite queste parole che quivi sopraggiunse lo stesso Montoia. Il Cardinale Maffeo

Urbano Ottavo, che pure anch' esso era con quei

Barberini, poi

(1) D. O. M.

MAX

II

Il

IHS

MARIA

||

IO

IN INITIVM PONTIb'ICATVS

||

DOMVS PRAEFECTO
||

||

||

si

portò

SIXTI V PONT
EPISCOrO THICARICENSI
AC DEINDE EIVSDEM APVD IIELVETIOS
EPISCOPO POLICASTRBN PATRVO MAGNO OHIIT

BATTISTAE SAXCTONIO

NVNTIO IO ANTONIVS SANCTONIVS TARENTINVS
DIE XXIX FEBRVARII ANNI MSSEXTILIS IIDLXXXXII
II

Cardinali,

||

||

||

||

||

||

.SVAE AETATl.S CLIMATEUICl.

||

PARTICOLARE DEL MONUMENTO SANTONL

CAPITOLO SECONDO
ad incontrarlo, e toccandolo disse
alla statua) e questo è

La

Questo

è

il

Monsignor Montoia.

»

:

13

ritratto di

Monsignor Montoia

(e voltosi

bella opera, eseguita dallo scultore sul finire de' suoi quindici anni,
rimase

nella chiesa di

San Giacomo

degli Spagnuoli fino a pochi anni or sono. Venduta la
chiesa alla congregazione francese del Sacro Cuore, che la ribattezzò con questo
nome,

.M

tutti

di

i

monumenti

ONS

S

IJ

(Chies.i

(li

1 li

Il

monumento

— ha

i

(i 1

A

(_'

iJ

>f

1

1

M

1

1

— che

ora

si

la

tomba

del

chiese di

V

n

A

\

Montoya con

essi.

trova in un disadorno stanzone attiguo alla

caratteri generali di tutti

gU altri depositi
marmi policromi

Eoma. È tutto lavorato di
sorreggono un timpano spezzato per dar luogo a una

le

X

Santa Maria di Monserratn).

in essa conservati furono trasportati nell' altra chiesa sjìagnuola

Santa Maria di Monserrato e

crestia

K

sa-

del Seicento sparsi per
:

due colonnine

sopraelevazione

;

nel

ionic;he

mezzo

si

IL BERNINI

14

arrotonda la piccola urna, sopra alla quale è incavata una nicckia dove campeggia
il

busto prezioso. Su una breve lapide situata sotto
prelato veste

Il
liscie,

una mantellina elegante,

il

ritratto è incisa

sottili fino alla linea della vita,

(1).

gentile di piegoHne corrette, sobrie,

che rendono la levigatezza della stoffa finissima

bottoni

iscrizione

l'

nel mezzo

:

cbe è cinta da una ricca

allineano

si

Su

fascia.

l'

i

alto

collare ripiegato vive la testa del vecchio ecclesiastico, caratteristica per la evidenza

dell'impoverimento senile delle forme. In quelle occhiaie infossate, delineate dalle
ossa angolose, trasparenti sotto la cute floscia, e occupate da' lividori pesti di
lato, gli occhi dove è rilevata la picciola iride, offuscati da

fissano

vuoto, recando pena a chi guarda.

il

e le grinze gli angoli degli occhi,

un

di carne

solco

patita.

della barba. I baffi, che

dono su
al

la

Un

altro

zigomo

sotto lo

e,

solco

allargano sotto

si

il

un'ombra

sottili

di tristezza,

occupano

conosce sul mento fra

i

i

peli sottili

Tutto risulta prodotto dallo studio ac-

settuagenario.

del prelato

minuti

peli delle sopracciglia e delle gote

lavoro del marmorario che
percettibili,

intima

incava

naso morbido, tenero, quasi cereo, scen-

curato del vero; fin le orecchie d'una reale apparenza cartilaginosa, fino
capelli e

la fronte

osseo, sporgente, si

bocca e danno con la loro particolar curva la caratteristica maggiore

sfatto

viso

si

Le rughe

ma-

ma

si

affatica a rendere

il

zioni personali del soggetto,

e,

è

solo qui

il

i

minuti

paziente

vero ne' suoi particolari quasi im-

dell'uomo di genio che assorbe nella sua sostanza

è ancora quello

profonde significazioni fisionomiche,

le .più

non

:

le

contempera con

le

manifesta-

astraendo da queste nelle più acute cose, infonde

il

palpito dell'anima nella materia bruta.

Raramente poi nel
teste idealizzate

l'

hmga

corso della

impronta potente

operosità

della giovanile

Monsignor Montoya mori nel 1630

/

e fu

l'

artefice riusci a dare alle sue

anima

scrutatrice.

tumulato nell'elegante monumento.

* * *

dusse due busti curiosissimi,

SpagnuoH il grande artista consimboleggianti un' anima spirante la dolcezza del para-

diso e un' altra dolorante fra

i

Per

la chiesa

medesima

di

San Giacomo

martirii dell' inferno.

Codeste opere, conosciute sotto
trasportate insieme col

Maria di Monserrato.

monumento

Ma

degli

il

nome di Anima Beata

del

Montoya

e

Anima Dannata,

nell' altra chiesa

furono

spagnuola di Santa

l'ambasciatore di Spagna presso la Santa Sede, dopo aver

provato inutilmente di portarli

all'estero, gli

ha ritirati nel suo palazzo, collocando nella

sacrestia della chiesa, in luogo degli originali, le riproduzioni in gesso de' medesimi.

Adorni

gano

un

di

donzella pura,

serto di rose vaghissimo,

come cosa molle

e

mutevole

le sopracciglia in beli' arco e le luci

ondeggiano

i

capelli filati e fini della

ai soffi aerei. Sotto la fronte casta si pie-

santamente

si

alzano lassù dove

PETRO DB TDIX MONTOYA HISPALENSI ORTVNIJ DB MONTOYA
(1) D. 0. M.
ÀRMIJO
NOBILIVM PARBNTVM FILIO IN INSIGNI SALMATICBNSI ACADBMIA
LICBNTIATO VTRIVSQ SIGNATVRAB REFERENDARIO.
||

Il

||

II

||

||

||

s'

alimenta

ET ELONORAE DE
JVRLS PONTIFICII

L'ANIMA BEATA

(nel palazz.)

ili

S|.agii;i).

IL BERNINI

16
e fiorisce

il

come

colare,

La

fiore dolcissimo della speranza.

se fosse blandita

bocca è semiaperta in un

da un sospiro o accesa di un

E

parti-

soffio di passione. Il collo

rendono maggiormente

è pieno, opulento, e presenta alcune strie cutanee, che lo

molle- e carnoso.

modo

sul collo ricadono riccamente i capelli meravigliosi, pieni di grazia

e attorti in festoncini agili e arricciati in spire finissime, e

filati

ordinatamente a

lungo nelle cioccbe complesse.
Pertanto, malgrado

magistero mirabile della chioma,

il

che vi spira, non è da

la idealità

vei'chiamente

lodarsi

ugualmente per

non

l'artista di fuoco che

dominava

ritrova

si

legno,

il

il

il

riva di

un
un lago

d'oro

recesso erboso e solitario

d' Apolline, il

mente

la

d'una

profondo nel mistero delle

laziale

so-

Bernini ardente e fan-

marmo,

il

feiTO per attorcerli

maggiormente

ne' suoi decorativi prestigi vertiginosi. Il busto risulterebbe

collocato in

Ne' piani

forme rotonde, infine nella general freddezza del simulacro,

fusi, nelle

imitato liberamente dagli antichi modelli,
tasioso,

bustino, prezioso per

il

la esecuzione.

villa incantata nel

se fosse

verde o sulla

caligini. Ivi, nel sorriso del

raggio

simbolo cristiano finto dalla soave iddia acquisterebbe giusta-

sua vaga espressione pagana.
* * *

Volgare e sorprendente per una certa stupidità tragica che
testa dolorante,

il

mondo. Comunque

reprobo abitatore delle bolgie tartaree fa
si

consideri, la testa

mascherone decorativo, e

ciò

volger soltanto la testa.
grido d'angoscia o in
sataniche, che

altro valore

La

infuori di quello d'

all'

scuotersi,

modo

contentandosi a

bocca, dalle labbra volgarmente sensuah, è aperta in

un lamento

di bruto, e sul naso contorto

sembran quasi schiacciare gh occhi

un

bestialità

testa è vòlta e tirata sul collo in

un cane pigro che abbaj senza

La

estrinseca nella

malgrado una certa impressione originale di

profonda, resa nelle rughe scomposte.

difforme come quella d'

non ha

si

più brutte smorfie del

le

un

si

alzano le sopracciglia

grifagni, che

vaneggiano smarrita-

mente. Le rughe danno l'impronta del vizio o d'una vecchiaia precoce e mettono nel
volto contratto un' espressione ridevole di caricatura.
e attorte,

si

rizzano scompostamente e in

modo

Le

ciocche feline de' capelli, alte

tanto difforme che qualcuna ha fino

radici su la fronte. Il lavoro però è pregevole assai

come

si

vede nei capelli medesimi

del satiro deforme, rigati e attorti con diligenza e bucati audacemente, e nelle

del viso, lavorato con

una

facilità

che stupisce, ne' peli minuti e nelle rughe

forme
sottili.

* * *

H

pontefice Paolo

persona,

il

quale

V

riuscì

si

così

visse lo tenne sullo scrittoio
la

delicatezza

l'alito.

La

preziosa,

valse dell'artefice per

bene

eh' egli

come un caro

non

un

ritratto

volle più

gioiello.

E

d'un

marmo

in

staccarsene
gioiello

e

di sua
fin

che

ha veramente

ed è tanto fine e tanto evidente che sembra fatto con

serenità di quel volto aperto,

appena appena turbata da un'ombra di

stanchezza, colpisce per la forza del carattere afferrato genialmente nella rotondità
dell'occipite e nei tratti fisionomici.

Non

è a dire la grazia

dei

peli

minuti,

la

L'

ANIMA DANNATA

(iu-1

iialazzi,

<li

SpiiKii;!).

IL BERNINI

18

maestria insuperabile dimostrata nel condurre
bocca. Il paludamento
bassorilievo
di

come uno scudo

San Pietro e di

rilevano in
torico.

si

denza sorprendente.

del Rinascimento, e vi

San Paolo,

un modo tanto

Sid petto

vede

l'

uno con

insensibile che

il

le

un quasi

campeggiano

chiavi,

l'

altro

le

impercettibile

leggiadre figure

con la spada
-

sembrano rese piuttosto per

camice arricciato e traforato mirabilmente

Il prezioso busto,

antico, è ora conservato nella

arricchito di

solco degli occhi e gli angoli della

il

pontificale è intagliato sottilmente in

una elegante base

maggior

posato sopra

un moderno

;

e vi

effetto pitd'

un' evi-

zoccolo di giallo

sala della galleria Borghese.

In origine era

di legno, intagliata di putti e di stemmi, che nel

fu separatamente venduta. I biografi riportano la notizia di

si

1892

un altro busto di Paolo V,

di maggiori proporzioni, eseguito dal Bernini e collocato nella chiesa del Gresù.

Sem-

bra che quest'opera fosse trasportata nel Museo Borghese, da cui ai nostri tempi
partì per ignota destinazione.

Del grande pontefice protettore della giovinezza di

Gian Lorenzo Bernini, che ebbe

San
plice

Pietro,
e:

mi

la gloria di costruire la facciata

piace riprodurre ciò che scrisse

spassionato nelle quistioni politiche

(1) «

Tu Paolo V

di

il

monumentale

diarista Giacinto Gigli,

di

uomo sem-

(1).

persona Maestosa, et liresenza degna di Pontefice, di gran statura et

grosso a proporzione. Magnanimo, splendido, osservatore della giustizia amatore della pace,
Protettore deUi Poveri, niantenitore et accresoitore della abondanza la quale gli fu tanto a core,

che una volta hebbe gagliardo contrasto con i Mercanti et fornari, che volevano incarire il pane,
che era, una libra la pagnotta, et lui non volse mai onde per questo molti fornari chiusero li
forni, et se la colsero via et non si trovava pane et lui con la sua diligenza fece che non mancò

mai anzi subito

pane in grande abondanza, et se bene
conobbe però che quanto più
presto gli fu possibile cercò di rimetter l' abondanza. onde egli soleva dire che due cose gli piaceva di fare al jjopolo una era il darli da lavorare acciò si guadagnassero da vivere, et l'altra
era il mantener l' abondanza. il che fece sempre egregiamente, non lasciò mai governar a i suoi,
ma volse lui stesso saper ogni cosa acciò il tutto passasse bene, in somma era degno di regnare
altrettanto tempo per le sue virtù, ancor che il Volgo paresse infastidito per la lunghezza del
tempo non per altro, se non perchè desiderava cose nove, ma piaccia a Dio che ogni altro Pontefice che haveremo, sia simile a questo, che con vera raggione alcuno non si potrà mai dolere,
li suoi Parenti non so ohe ne possano dire, delli quali non abbracciò alti'i che due soli. L' uno fu
Marco Antonio Borghese figlio di suo fratello fatto Prencipe di Sulmona, l' altro fu Scipione Caffarelli figlio della sorella al quale diede il suo titolo et Cognome, chiamato il Cardinal Borghese
li quaU due solamente come dicevo fumo quelli, che sempre fumo estremamente in sua grazia
et arricchiti in supremo modo, li altri Parenti o per la loro superbia, o per altri difetti, che lui
in essi conosceva, non gli fece mai bene alcuno, fra questi furono i più infelici li Vittorij figliuoli
di un altra sua sorella, alli quali non solo egli non fece mai una minima grazia, anzi alcuni di
loro per diverse cause li tenne lungo tempo rinchiusi in Castello di 8. Angelo, si come ancora
essendogli tanto in grazia il Cardinale Scipione, dall'altra parte non volse mai far conto di
Francesco Cafiarelli suo Padre, et ancora Virginia Landi Madre del Prencipe di Sulmona da che
restò Vedova, volse che stesse sempre nel monastero di S. Lorenzo Panisperna, anzi no voleva
che il figliuolo, se non rade volte l' andasse a vedere. Queste cose et altre tutte che egli fece con
i suoi chi le considera bene ne potrà se no dire che egli le fece dirittissimamente
» [Memorie di Giacinto Gigli di alcUìie cose, gioi-nalmente accadute nel suo tempo, cominciando dall' anno
della sua età XIII, che era V anno del signore MDCVIII et del Pontificato di Paolo V l' anno IIII,
carte 33). Il manoscritto appartenne già al Cancellieri e successivamente a monsignor Profili
venne quindi acquistato dal conte Alessandro Moroni, alla cui squisita cortesia debbo la venfece aprire

tre anni sono per

i

forni serrati et si vidde far

non poter fare

altro fu fondato di rincararlo, si

;

tura di averlo potuto consultare.

PAOLO V

(Galleri:i I!oif.liosr).

.

IL BEBNINI

20

* * *

Lo

scultore fece anclie alcuni restauri

e particolarmente
di

Napoleone
« Il

I,

ViUa Borghese,

statue antiche di

alle

a quella dell'Ermafrodito giacente, involato a Parigi al tempo

come

risulta

da un passo di Ennio Quirino Visconti

poco ristauro che è nel piede

:

gamba

Ermafrodito) e parte della

(dell'

stra fu suppHto dal Bernino, ancor giovinetto, con ottimo gusto, solo in

che non ha cercato imitare

Egli infatti coprì

nel letto

sì

si

nello strato

piede destro e parte della

il

gli

gamba

de-

ciò ripreso

esemplari antichi

della statua con

»

(1).

un manto

svolazzante per mascherar le commessure del vecchio marmo.
«

Paolo

Per divozione del Santo

V

di cui portava

il

nome

1'

»,

artista, nel pontificato di

condusse una statua raffigurante San Lorenzo nel suo atroce martirio, la

quale fu acquistata da Leone Strozzi, nobiHssimo romano. L' opera sul principio del
secolo scorso

trovava nella Villa Strozzi sul Viminale, fu poi portata nel palazzo

si

omonimo a San Nicola

de' Cesarini,

dove stette

fin verso la

metà

del nostro e quindi

fu condotta a Firenze dalla famiglia Strozzi nel palazzo omonimo, dove ancora oggi la

conserva.

Per

la cortesia del

marchese Patrizi e del principe Strozzi posso presentare

La

riproduzione del San Lorenzo bellissimo del Bernini.

bellezza e della correttezza de' primi lavori dell'artista,

posteriore audacia.

Su una

non

forse vinte

graticcia mirabilmente traforata giace

alzando stancamente gli occhi

al cielo.

Su

le

membra

la

statua ha l'impronta della

il

mai

dalla

martire seminudo,

eleganti, accuratamente lavo-

salgono dal rogo le fiamme attorte, finte assai ingenuamente nel marmo. Il

rate,

torso splendido di atleta

si

vede appoggiato su

le braccia,

condotte con

studio dell' anatomia, e la linea degli inguini è ricoperta da
testa,

su cui

si

una

un dihgente

fascia sottile.

arrovesciano le ciocche complesse de' capelli, somiglia quella d'

Cristo michelangiolesco, e tutto

l'

influsso del gigante del

Rinascimento

vede nel

si

picciolo lavoro dell' artista giovine. Gli occhi sono bucati nell' iride, secondo la

niera del Bernini seniore; la bocca è semiaperta, e su la sua curva dehcata
la lanugin|e de'

minuti

baffi.

Le

proposito di questo

un incanto

marmo

matita

i

»

,

mise

fiamma

che Questi sottoposse la

mano

si

(1)

il

Domenico Bernini diventa

padre, per rappresentare

lui stesso

una gamba

moti dolorosi del suo volto e osservando

prie carni alterate dalla

renzo

abbrugiò

Momimenti

le

adagia

particolare di pietà e di purezza.

la prosa di

tura esilarante. Narra lo scrittore che
giato sopra la graticcia

si

ma-

estremità sono ben condotte e studiate accuratamente,

e su tutta la bella statua aleggia

A

La
un

:

«

non

addirit«

sul fuoco, ritraendo

dell'

abbru-

con

la

antico Scevola, quanto

pena di haver errato

carni per desiderio di

Santo

vari effetti che facevan le pro-

Altrettanto più degno

al fuoco in

scelti horghesiani.

i

il

errare

Milano, 1837, pag. 119.

»

et

il

nostro Grio: Lo-

SI

MOKA

ENEA ED ANCHISE
Museo

di

Villa

Borghese

roT,

DAMlSr

CAPITOLO TERZO.

jj^H

^H
^^m^
^-^H

L' artista, ornai libero dalle prime incertezze,

onorato

dell'

amicizia di grandi e di sapienti,

svolgeva la sua attività meravigliosa su una
via buona e ben segnata, quale era quella
ricerca del vero

della

sposata

bellezza dell'arte antica.

Lo

all'

ideale di

studio anatomico

ed equilibrato de' suoi primi lavori ne è

documento più

chiaro. Oh, l'assidua attività

giovine che già

dell'artista

il

si

sentiva nelle

parole de' protettori chiamato ad alti destini

Egli rifece accuratamente la

!

effigie dei prelati

magnifici che lo lusingavano e lo esaltavano,
rese

m
(tESÙ

di

della

mente, che

le cose nelle loro

più occulte

vero con

vedevan bene
significazioni,

gli occhi

con

Ma

mani addestrate

le

bilmente all'uso de'

forza,

giunse tempo in cui

^^^ii^^H

abbandonò

per seguire

già

l'artista,

genio e della sua

lavoro modesto de' ritratti

le dolci ispirazioni, cresciute

fiori delicati

MlCIlELAXliKLO

Maria sopra Minerva

il

mii-a-

ferri.

sicuro e conscio del suo

^^^^^SEi£f^^-i=i%
iu Santa

il

come

nell'anima sua, dinanzi alle belle

forme antiche. Egli condusse aduni^ue

i

ca-

(V. pagina seguente).

polavori della Villa Borghese, soavissime cose
sbocciate

imprevedutamente nella selva confusa

e

ingombrante del Seicento, in un

sorriso d'oro di sole.

Il

cardinale

Scipione, col consenso del papa, gli

quattro grandi opere in marmo,

il

commise,

soggetto delle quali lasciò

l'

mia dopo

l'

altra,

completamente aUa sua

IL BERNINI

24

primamente

ispirazione. L'artefice condusse

gruppo grandioso,

il

tratto dalla con-

cezione virgiliana, rappresentante Enea, Anchise e Ascanio che,
Penati, fuggono dall' incendio di Troia. Qui

suo

dice

e,

:

Baldinucci a questo proposito

il

maniera di Pietro suo Padre

della

mtrova

si

«

:

operosa assistenza del padre

1'

Quantunque nel lavoro alquanto
non

riconosca,

si

salvando gli Dei

però di vedersi, per le

lascia

ebbe in condurlo, un certo avvicinarsi

belle avvertenze ch'egli

portavalo

al quale fino in quell' età

l'

al tenero e

vero

ottimo gusto suo, ciò che nella testa del Vec-

chio più chiaramente campeggia ».

La

figura di Enea, nei riccioli de' capelli bucati dal trapano e nella fisonomia

ha

caratteristica,

un Nazareno,

idea d'

l'

dido Gesù di Michelangelo.

ma

ben

fatte,

La

diligenza

le

gambe

Il torso è

e le braccia risultano

dell' artista

si

rivela nella pelle

A

scende su' lombi dell'eroe troiano.

è

segue
Il

ugualmente nel

così

manierato

modo

a

gruppo

il

bambino nudo

tozze e male intagliate.

leone con la coda penduta, che

nelle rigide

e

nudo dèL vecchio

il

gambe

nelle

quasi incartapecorite,

che ha la barba divisa in riccioh allungati ed

viso,

un mascherone

di

un poco
di

meraviglia è reso

carni aggrinzate e floscie del ventre

ma non

e precisamente appare imitato dallo splen-

studiato con amore, le estremità sono assai

decorativo. Il fancitdlino Ascanio, che

e paffuto

pietoso, è gentile

è fine e morbido,

ma

e reca nelle belle

presenta nella

gamba

manine una

face.

un dicon un foro

destra alzata

fetto di proporzione. Gli occhi delle figure sono incavati nella pupilla

rotondo che dà loro imo sguardo freddo e senza espressione. Pertanto»il gruppo tutto
è armonico e vi

una

rileva

si

certa grazia di vero e di nuovo.

* * *

Il

David che lancia

con tanta lena, che in

la fionda fu

mente maravigliosa
altro sud

»

,

il

seconda opera

;

proprio ritratto

e che anzi

il

quale venne condotta

la

mesi fu compiuta. Dicono

soli sette

dusse nel giovine' bellicoso

la

i

biografi ch'egli ripro-

«con una espressiva in

cardinal Maffeo Barberini, poi

grande protettore, cortesemente

tutto vera-

Urbano Vili,

gli reggesse, nel corso del lavoro,

più

d'

una

volta lo specchio.

La' bella statua, come dice
ciglia allò 'ngiù,

superiore tutto

il

una

il

Baldinucci,

ha «una gagliarda increspatura

terribile fissazione d' occhi

e col mordersi

con

la

di

mandibula

labbro di sotto fa vedere maravigliosamente come con la from-

bola piglia la mira alla fronte del Gigante filisteo ».
Il

quella

lavoro,
elèi

condotto certo sotto la suggestione

dell'

poi involato a Parigi, è

sono espressi.

Il giovine,

un capolavoro per

la verità

torvo, dal tipo semita,

e per

leggermente dilatate nello sforzo supremo

degli occhi terribilL
lità

e

particolarmente

biblica,

il

:

la bocca crudele nel

tipo del

morso

:

l'

Il

movimento che vi

il

sembra d'un

su l'avversario possente; agile e presto come una molla.
rici

antico

gladiatore combattente, conservato nella Villa Borghese fino al 1798 e

sol

colpo scagliarsi

naso adunco, dalle na-

ombra che

si

addensa nel cavo

febrile, rendoiio, senz' alcuna idea-

popolano facinoroso, scaltro e violento. Sul

sommo

della

DAVID
Museo

di Villa

Borghese

ROMA

RATTO

DI

PROSERPINA

Palazzo Piombino

FOT.

DANESI

CAPITOLO TERZO
testa leonina

capelli,

i

che

si

25

arricciano al vento senza artificio sovercliio, e la fronte

depressa accrescono nel viso sconvolto la profonda impressione di bestialità.

Uno

studio amoroso e accurato

riscontra nelle spalle virenti e nel petto e

si

nella figura tutta, la cui nudità potente è resa a perfezione.

Con egual cura mi-

nuziosa è condotta altresì una fascia che scende fluidamente sul tergo, ondulata in

piegoHne graziate.

Una

specie di cingolo a bandoliera gli attravei'sa
•

petto

il

e le

:

armi e l'arpa sono a terra abbandonate.

n

movimento

infine della bella statua è unito,

girar delle spalle e nella tensione delle braccia

;

e

serrato,

armonico nell'arduo

può quasi dire

si

:

Che ascoltar sembra per l'aereo Calle
Dove r esperta Man ratto lo spinge,
Fiscliiare

Il

marmo, qua

prezioso

il

Sasso, e risuonar la Valle

e là venato di livido,

della Villa Borghese, cioè nel luogo

Successivamente

lo scultore

un

conserva tuttora nel palazzo

si

medesimo dove

condusse

gruppo raffigurante

ViUa PiQciana, dove

anno venne donato dal cardinale Scipione Borghese

dinal Ludovisi. Fin a poclii anni or sono

presentemente adorna

;

Paolo V.

lo volle collocato

altro maestoso

ratto di Proserpina, che fu collocato nella ricchissima
fino al 1622, nel quale

visi

(1).

l'

l'

opera pregiata

si

il

stette
al car-

vedeva nella Villa Ludo-

atrio del grandioso palazzo dagli eredi di Gregorio

XV

eretto nel luogo dell'antica villa distrutta.

Plutone gigante ha ghermito Proserpina gentUe, che geme e

si

dibatte

una colomba spaurita, e la trascina trionfante ne' suoi regni bui. Questo
contraposto di tenerezza e di crudeltà

rabile

commuove profondamente. La

nino,

e la dolcezza della
Il

e dalla

nume

donna vezzosa hanno
ha

infernale

barba attorti in

capo spiccano

le

»,

come

lo

la loro

come
ammi-

chiama Domenico Ber-

uomo

forza bestiale dell'

«

neU' atto di conquista

più felice estrinsecazione.

la faccia larga di vecchio satiro, contornata dai capelli

riccioli,

che rassembrano piuttosto tentacoli di polipi. Sid

pimte aguzze della corona tartarea e

gli occhi tondi di

scimia e

danno a quel viso mostruoso ima strana

bocca grande aperta come una ferita,
apparenza di mascherone da fontana. In contrasto con

la

forme potenti

dalle

ma

equilibrate,

mostra uno

torso pieno e virente, nelle braccia e nelle

sospesa su le braccia nerborute, agita le

con cui è reso

il

terrore di

lavorato squisitamente, le

lei

la

testa

enorme,

il

corpo,

studio sottilissimo dell' anatomia nel

gambe muscolose

sue nel vuoto

:

di atleta.

La femmina,

inesprimibile è

nelle dita contratte convulsamente.

Un

l'

evidenza

velo sottile,

scende in piegoline eleganti dalla spalla destra,

le

on-

deggia sul tergo accrescendo la seduzione delle forme fiorenti e svolazza con bello

(1)

3

Pier Francesco Veesari, Raccolta

delle Belle arti, ed. 1766.

IL BERNINI

26

sommo

al

ha

l'

morbido e

collo è

ma non

cosi

il

hevemente

le narici

e partiti su la fronte,

con

le spire

hanno uno

incavate nelle

dilatate nello sforzo, e la bocca semiaperta

forma sua purissima,

altera la

dove

seno,

il

filati

eifetto del chiaroscvu'o ottenuto

neUa contrazione che

finge,

che,

finissimi,

nell'aria. Gli occhi, calle sopracciglia corrugate,

sguardo vivissimo per
pupille. Il naso

divinamente pura, arrovesciata nella lotta

testa,

da' capelli

impari, appare incorniciata

ondeggiano

La

ventre del mostro.

artificio sul

gemiti del dolore.

i

Il

drizzano le punte carnose, è classicamente puro,

si

ventre, che, studiato scrupolosamente sul vero,

ha

lina mollezza di

carne grassa e abbondante.

Le mani enormi

morbida e vi producono un
le fauci spalancate,

come artigh

del mostro

dove

solco. Il bestione

di belva

accosciato

drizzano paurosamente

si

dini deUa bella dolorante, e

simbolico bidente

il

si

i

si

a'

afi'ondano nella carne

piedi del gigante, con

denti aguzzi, minaccia

vede caduto fra

i

grossi

i

pie-

piedi

del dio mostruoso degli inferni.

L' opera elettissima venne seguita subito da un' altra più geniale e corretta
il

di Apollo e Dafne. Questo lavoro, che

gruppo

i

:

biografi narrano aver lo scultore

condotto a diciotto anni di sua età, risulta invece di data alquanto posteriore, a
giudicare dall' ultimo pagamento ad esso relativo esistente nel registro del cardinale
Scipione^ che

comprende

anni dal 1625 al 1629

gli

(1).

* * *

Lorenzo Bernini, tornando

alla villa

dopo quaranta anni insieme con

Antonio Barberini:
«

Oh

quanto poco profitto ho

maneggiavo

E

il

io fatto

neU' Arte

il

— esclamò — mentre

cardinale

giovane

Marano in questo modo !»

in verità mai forse

si

vide masso taghato e traforato con tanta audacia e

ad un tempo con tanta maestria. L' unità pittorica del lavoro fu resa a meraviglia
nel

marmo con una

facilità

che stupisce

:

le proprietà

della materia opaca spari-

scono nella composizione, che ha tutta la pieghevolezza de' panni, la morbidezza
delle carni, la trasparenza delle foghe, la inconsistenza de' capelli.
biltà e

una

mento.

La donna

fine spirituahtà

è dehcata

come un gigho

slanciato nell'attitudine favolosa.
di fancitdla fiorente, ed
ascelle,

mente

che rendono

il

Una grande

no-

appaiono trasfuse nelle forme elette del bel componi-

hanno
vero in

Le

e

ha

certi solchi e certe

modo

tenero corpo morbidissimo,

un

bel corpo

tumidezze, specialmente sotto

le

incomparabile. Il piedino, che sbuca anterior-

una morbidezza

fra le corteccie sahenti, è di

il

sue carni sono hscie, studiate su

una grazia piena

e di

di sen-

—

Scudi quattrocento cinquanta di moneta pagati al Cav. Gio. Lorenzo
(1) « 22 9nibre 1625
per prezzo disse e resto e
Bernini scultore e di suo ordine a Mattia Marchese suo cognato
saldo è intero pagamento di sciidi 10 m. moneta del prezzo della statua di Dafne ohe à scolpito
.

in

marmo
Roma).

.

bianco e fatta condurre in Villa fuori di Porta Pinciana e ogni altra opera fatta in
» {Registro entrata e uscita 1625-1629 - Arclùvio dì Stato

seru.° di S. S. lU. sino al presente giorno
Ì7i

.

.

B'fM*

APOLLO
Museo

di

E

Villa

DAFNE
Borghese

r.'T

riAIIBHI

CAPITOLO TERZO
timento nelle dita affusolate, quasi scosse da
pastosità e

che

dici

una mollezza

teristica negli occhi,

nel mezzo

due

le

;

che hanno già

Itici

una

un

quasi crepitando, e l'altra

l'

fissa

un

si

aiuto di Giove Ultore.

non

volto, forse

solco circolare nella pupilla e

mano

alza al Cielo dell'

Lo

bello e

non puro.

su cui sbocciano

:

uno

staccato

di essi

da

le foglie sot-

strano incanto della testa soave appare estrinnella bocca aperta stranamente

;

come
filati

vento

al

dimostrano una

incisi

fi-

con rara fermezza

massa appare capricciosamente

dalla

caHce

il

la linea ovale del

I capelli, che appaiono tirati e

nezza estrema di esecuzione. Sono allungati, ondeggianti,

mano

colte

Olimpo pagano invocando perdu-

e avvolti in treccioline delicate su le spalle e sul collo tenero,

di

iride rilevata

l'

sembrano

mento appuntito, che termina vigorosamente

e nel

fiore

sembrano

arco dolce delle braccia rotonde, è carat-

terribilmente la

secato nel naso sottile, quasi acuto
d'

il

l'

vive^ neU' orgasmo dello spasimo interiore,

tili

l'

di ribrezzo e

mani acquistano solo un valore decorativo per le rame
germogliano come su un grasso terreno. La testa soavissima,

lieve strabismo, e

tamente

danno un senso

braccia sono fine, d'una purezza mirabile nel

arrovescia quasi lascivamente fra

si

una

e le

lauro che vi

sottili di

che

arcuato,

quali

le

Le

quasi aculei vegetali conficcati.

movimento

brivido e nel collo, die ha

di carne viva. L'altro piede è poco gradevole per le ra-

dipartono dalle falangi,

si

iiii

27

su la

finto

fronte.

Le
dotte in
licate.

le

che salgono lungo

corteccie,

una

Tra

le

il

corpo flessuoso come una liana, sono con-

maniera ruvida, evidente, che contrasta mirabilmente con le carni demagistrale

anfrattuosita di essa lo scalpello

anche, le coscie ed

U

ventre

liscio

si

è insinuato a fingere

e leggermente tumido. Il petto sporgente dà la

linea di ritmo e di equilibrio del corpo gentile, e in esso le due grazie gemelle

si

arrotondano lievemente.

La

figura di Apollo, agitata ed insieme graziata nella corsa foUe, appare di-

rettamente imitata dagli antichi modelli,

ma

motivo libero e nuovo. Infatti codesta figura

con qualche larghezza, con qualche

non ha

la

imponenza solenne

delle

bene ima serenità pastorale nel viso nobile di giovinetto arcadico, nelle forme piene, forti del torso robusto, vigorosamente modellato, e nella
finezza delle gambe agili e delle mani eleganti di dama. Un manto fine e talvolta
figure classiche,

sottile

come

si

falde staccate e quasi trasparente

sinua turbinando,

si

neUe pieghe, in cui

accerchia sul braccio sinistro, la cui

ventre della bella, sente crescere sotto

le dita la corteccia

mano

il

vento

s'in-

ardita, portata sul

ruvida ed aspra.

Il

manto

medesimo si avvolge suEe anche del forte e giovine iddio e si arcua al vento sul
tergo a fasce sottili come se fossero materiate di bronzo. L'altra mano, aperta nel
vuoto con una tensióne nervosa, è purissima,
novate, alquanto dure e uniformi.

La

diose, fra cui si
le narici dilatate
tifizio

ha

le

che forse sono rin-

dita,

scliiena è percorsa dal solco

vertebre e le anche sono grosse, forse in
sica nella linea,

ma

modo

eccessivo.

La

testa,

profondo delle

veramente

clas-

ha però i capelli attorti e bucati profondamente in ciocche granvede il lobo deU' orecchia. Il naso è di una purezza greca ed ha
neU' ardore erotico;

gU

occhi sono grandi ed

hanno

il

soUto ar-

agineHa pupilla; la bocca, arcuata delicatamente, è semiaperta ed appare

IL BERNINI

28
tata da

un

un grido d'amore;

sospiro o da

il

mento

ma-

è pieno e vigoroso nelle

scelle forti.

qu'

La favola marmorea in cui, come dice un secentista « eifectivement l' on voit
ApoUon au lieu d' embrasser une beante qui luy ecliape et c[ui s' enfuit ne prend
que des

de Laurier

feuilles

dont

les

amers

» (1),

mere

di

sont

fruits

fort

farà sempre fre-

gioia

amanti

gli

della bellezza.

Pure questo gruppo meraviglioso

mente
sulta

non

completa-

è

bene

originale, si

ri-

una derivazione da un

motivo

dell' arte

ellenistica

ispirata dalla letteratura ales-

sandrina, dai poemi di Ni-

candro e di Parthénios e ammirata in

Roma

dai lettori

d'Ovidio, come dice

Col-

il

lignon nel siio ottimo libro(2).

In una statua greca acefala

Museo Jacobsen

del

penaghen
Dafne che
sto

:

gono

i

si

si

di Co-

vede

infatti la

muta

in arbu-

lauri dolcemente sal-

sulle coscie della figura

tranquilla e vi diramano le
foglioline lanceolate.

È

chia-

mata codesta statua la Dafne
Borghese, poiché era conser-

vata nel Museo del cardinale
Scipione: e qui è la spiega-

DAFNE BORGHESE
(Museo Jacobseu

di

Copenaghen).

zione della curiosa affinità.
Il

marmo

ellenico, e dalla

Bernini considerò certo

sua immobilità corretta trasse la ispirazione per

il

il

lavoro

squisito, pieno di verità e di slancio.

Comunque,

il

mirabile gruppo è

assurgeva per un istante

(1)

Abbé db la Chambre,

vième. Amsterdam, 1682, pag.
(2)

Maxime Collignon,

il

alle altezze

Eloge de

M.

capolavoro del suo secolo e con esso

l'

arte

sovrane omai abbandonate.

le

Cavalier BeìTiini. Journal des Sgavans,

tome neu-

56.

Histoire de la Sculpture grecqiie,

tome second.

Paris, 1897, pag. 588.

afipBjHHì

lil

iWMV>wMaip^niM>

^
\
*J^^^<^5-amans-seq:{itvrfvgitivae-gavdia^o^^-'^^,

'^•ONDEMANVSIMPLETBACCAS-SEVCARPITAMARA'

^^'^^i.

^

GEUPPO DI APOLLO E DAFNE

GRUPPO

DI

APOLLO E DAFNE

(targa nel piedestallo).

(taiga lu

I

pi.

,1,

m

^

IL BERNINI

30

Con

questi versi lo celebrava

1'

abbate Navone.

Bernin, Febo stesso a darti vanto

Lo

Un

di quei

Ed

in gioia e stupor cangia

scultore eseguì pure

il

Lauri a

Fronte intreccia

la taa

il

un

cartoccio spiegato nella carcassa di

cardinal Maffeo Barberini, poi

(1).

piedestallo del vaghissimo gruppo,

sua estrema diligenza e la grande originalità
in

suo pianto

dell' intaglio.

un

drago,

si

Urbano Vili, celebrava

tuosa della bella Dafne fuggitiva

dove dimostrò

Da una

legge

il

la

parte, infatti,

con cui

distico

il

e scusava la nudità volut-

:

QVISQVIS AMANS SEQUITVK FUGITIVAB GAVDIA FOEMAB
FRONDE MANVS IMPLBT, BACCAS SBV CARPII AMARAS (2).

Dall' altro lato, in

un

consimile cartoccio aperto nel corpo sventrato di un' a-

appare incisa questa iscrizione classica

quila,

:

MOLLIA CINGVNTVR TBNVI PRABCORDIA LIBRO
FKONDBM CRINBS IN RAMOS BRACHIA CRBSCVNT

IN

PBS MODO TAM YBLOX PIGRIS RADICIBUS HABRET.

La

testa fantastica del drago squartato

si

abbassa sul cartello come quelle di

certe pelli di belve usate per tappeti, ed è cosa che stupisce

verità sia stata lavorata la pelle secca, dura, angolosa,

La

osservare con quanta
cartilagi-

ha

la carne

(1)

Abbate Nicola Navone, Raccolta

(2)

Codesti versi che cantano le lodi del grande Bernini furono tradotti in questo

modo da

nosa.

morbida

i

medesima

l'

d'una apparenza

finezza

di peli e le

ah

si

riscontra nell' aquila dal becco adunco, che

incise e graffiate mirabilmente.

un suo acerrimo nemico, Charles

Perrault,

delle Belle arti, 1766, pag. 65.

il

Qui suit une beante dont
Ife cueille, en

1'

fratello dell' architetto della

un

fruit plein d' amertiune.

Mémoires de Charles Perrault. Paris-Avignone, 1759,
E in quest'altro modo da M. de Saint-Ange:

•

livre second, pag. 104.

Qui court après des appaa subopieurs
N'embrasse enfìn qu'une stèrile feuille,
Jouet d' Eule, on du moins ne recueille
Qu'un fruit anier, le poison de no3 cceura.

Vies de

fameux

Nel Museo
l'

;

architectes, op. cit.

conserva una copia di questo gruppo della stessa grandezza
274 del catalogo.

di Berlino si

originale, che porta

:

consume,

le feu le

attrapant, qu'

Corte di Francia

il

n.

del-

APOLLO E DAFNE

(particolare)

CAPITOLO QUARTO.

Nel giorno 28 gennaio del 1621 morì Paolo V, dopo

sedici anni di pontificato (1).

Seguì una breve vacanza della Sede, e nel 9 febbraio fu eletto
sona del cardinale Alessandro Ludovisi, bolognese,

nome

XV

di Gregorio

uomo

il

successore nella per-

già vecchio,

clie

prese

il

(2).

Questo papa, debole e malaticcio, di
pel suo pontificato brevissimo

cm riporto fedelmente la biografia del Gigli (3),

non ebbe campo

di servirsi largamente della operosità

—

« Adi 28 di Gennaro 1621 morse nel Palazzo di Monte CaCasa Borghese, Eomano, quantunque la sua casata essendo da Siena.
Visse nel Papato anni 15. mesi 8. giorni 12
mentre fu papa non si amalo già mai et fu
sempre sanissimo, ma il giorno della Conversione di S. Paolo che e adi 25 di gennaro si cominciò
a sentir male, adi 26 si levò la voce che era morto per un accidente che li era sopragiunto, la
mattina seguente, che fu adi 27. si sollevò tutta la città, et li capi delle Regioni apersero le pregioni et fumo liberati quelli che vi erano per cause civili, ma quelli che erano per cose criminali
erano già stati menati in castello et cominciossi a far remore come per sede vacante, et non di
meno si seppe ohe non era ancor morto, perchè l' accidente, che più volte gli ritornò non l' uccise sino aUi 28 verso la sera, in questo giorno si inasprì il tempo con un ghiaccio cosi grande
e neve cosi insolita ohe qiiasi non si poteva uscir di casa ».
« Adi 9 di febraro 1621. martedì su le tre hora di notte fu
(2) Gigli, Diano, carte 35.
creato Papa il Cardinale Alessandro Lodovisio Bolognese di età di 67 anni et fu chiamato Gregorio XV questo arrivò a Roma la sera stessa a notte che si serrò il Conclave, et era già voce
che quello, che liaveva da
per Roma, et dicevano ohe 1' haveva detto l' istesso Papa Paolo,

(1)

vallo

Gigli, Diario, carte 33.

Papa Paolo Quinto

di

—

—

esser creato
(3)

Papa doppo

lui

non era

Roma

».

—

« Fu questo Papa della famiglia de Lodovisi Bolognese di
tempo che fu creato Papa si trovava in molto bisogno, et aggravato da
fu homo di piccola statura, di bona et Santa intentione ma cosi male affetto ohe

Gigli, Diario, carte 78.

famiglia nohUe,
molti debiti,

in

ma

nel

non poteva attendere alli negotij, onde si soleva dire; ohe egli diceva aUi suoi Parenti, Governeme e fé Vù. Quando fu assunto al Pontificato era incredibile la aspettazione che di lui haveva
il Popolo, come quello, che desideroso di cose nove era infastidito del lungo Pontificato di Paolo
Quinto. Ma in pochissimo tempo si conobbe quanto si era ingannato, jierchè, non solo non avevano quelle cose di bene, ohe si era imaginato: ma anzi, altre fori dell'aspettazione di ogniuno,
ohe spiacquero grandemente, onde tosto, et non occultamente, cominciò a richiamare il già morto
Papa Paolo, di maniera tale ohe vi fu chi non si vergognò di chiamare il suo nome appunto su
l'orecchie di Gregorio mentre egli passava. Hora essendo egli morto, non si può esprimere quanto
facesse per ciò al Popolo di respirare. Perciochè facendo comparazione tra il Pontificato di Paolo V
erano più infastiditi di 29 mesi di Papato di questo, che già non fumo di questi
et di Gregorio
16. anni di quello. La causa publicamente si dava al Cardinal Lodovisio il quale in tutto il tempo

XV

.

IL BERNINI

32

del nostro scultore. Pertanto gli fece condurre tre ritratti di sua persona,

due in marmo

ed uno in bronzo, rimunerandolo con la onorificenza del cavalierato di Cristo e con

una

ricca collana di oro,

Stato in Firenze

come

da una memoria conservata nell'Archivio di

risulta

(1).

L'attuale Principe di Piombino, discendente del Pontefice del Seicento, non ha

saputo dare alcuna notizia su codesti tre busti berniniani, che ora non esistono più

Un

nel palazzo Ludovisi.

busto in bronzo di .Grregorio

nel palazzo del principe Doria,

grande

affatto attribuire al

di quelli accennati nel

ma

artefice.

documento,

un

dal padre dell' artefice o da

XV

ho potuto bensì vedere

per la sua fattura grossolana e rigida non

Può ben

ma

si

essere però che codesto busto sia

copiato da quelli in

altro aiutante mediocre.

Le

marmo

di

può

uno

Gian Lorenzo

preziose opere del Maestro

andarono forse disperse in una importante vendita di oggetti d'arte, seguita in casa
Ludovisi nel 1669

si

portò in

(2).

modo che da

odio a se et al

niuno, generalmente parlando,

Papa suo

Zio,

il

si

fece

ben volere acquistando più presto

quale per essere continuamente molestato dal male non poteva

attendere al governo delle cose, et fu più volte creduto che dovesse in pochissimi giorni morire,

per questo egli era costretto di lasciare
gli

pareva

il

governo

alli

suoi parenti,

li

quali facevano quello che

»..

(IV « Memoria dalla quale
cordi, N. 137 a 42

si

deduce l'aggiunta della Croce all'Arme

di

Casa Bernini. Ei-

:

A

di 18

Novembre 1622

In questo di a m.e Francesco di Zanobi Bernini Scrivano della Cappella della Casa Ser.m" mi
venuto da Roma una lettera di Piero di Lorenzo Bernini mio cugino, la quale contiene che Gio
Lorenzo suo figliuolo, per ordine del Cardinale Lodovico, Nipote del Papa Gregorio XV, avendo
è

:

marmo e metallo il ritratto del d." Pontefice, d." Cardinale gì' ha ottenuto
Croce del Cavalierato di Cristo, e quella di proprie mani il à.° Pontefice le ne ha posta in petto
con ricca catena d' oro al collo, e provvisto di più pensioni ecc avendomi secondo il siio solito
rimesso de' denari per mio sollievo, stante la famiglia, e a Gabbriello di Bernardo Bernini mio
zio, che non ha nessvmo, gli ha mandato un Crocifisso di bronzo dorato in articulo mortis ecc.
scolpito tre volte tra di
la

;

la memoria di simile decorazione, òhe la famiglia dal
Francesco di Zanobi Bernini inseri nello stemma gentilizio la
Armi delle Famiglie Nobili Fioi-entine, che fa corredo ai Libri

Che però per sempre più mantener
d.o

Pontefice ricevè,

Croce predetta

».

il

di là detto

{Raccolta delle

detti delle Consorterie nell'Archivio di Stato in Firenze).

mi ha gentilmente mostrato una

lettera, scritta in Ferrara
Bernino » e che si trovava afflitto da strettezze finanziarie. Non e' è bisogno di dire che questo Bernino è senza dubbio Gabriello, germano di Pietro,
a cui il nepote Gian Lorenzo inviava più tardi il crocifisso di bronzo in articulo mortis. Ecco la
lettera commovente del disgraziato consanguineo del grande artista
« All' lU.nio et EcceUen.nio il Sig.re Marchese BentivogHo mio S.re et Patrone Osser.mo A
Modena.
Molto Ill.nio et EcceU.mo mio Sig™ Osserv.™»
Ne la partitta eh' fece qui di ferrarra
questo Carnovale pasate p. venire a Modena il S.™ Gio. maria sua agente mi dette gran speranza
ch'ala sua ritornata a ferarra mi avrebbe dato Danari p. aiutarme del Bisogno grande eh' me
ritrovo, si eh' ora mi disc eh' no a Comisione alcuna di darme niete et oh' se V E li farà fare
una comisione eh' mi darà sodisfatione. dove oh' mi gli buti a i piedi come fece S.ta Madalena
a piedi di Idio nostro sig.re in pregarla p. la more del Sig.™ Idio che mi aiuta in cometere eh' me
sia data sodisfatione quanto a me no so più a eh' strada aiutarme senza il siio sochorse. di
ferarra il di 23 Marzo 1604.
Di V. E. Servitore Umilissimo. Il Bernino »
Il Principe Luodouisio uende gran cose, statue, pitture e mobili d'ogni
(2) « Servii Altezza.
sorte, et il Gran Duca ha comprato per quanto intendo le più belle Statue che vi fossero, e FaiIl collezionista cav.

nel 1604 da

Azzolini

un Bernini, che

si

firma

«

Il

:

—

—

—

ROMA

TESTA

DI

APOLLO

FOT. UANBHt

CAPITOLO QUARTO

n

Bernini eseguì per

alle statue anticlie del

il

papa

e

per

il

palazzo Ludovisi,

33

cardinale suo nepote anche alcuni restauri

fi-a

cui al

Marte in

riposo, citato dal

Nibby

nel suo itinerario.

Non

si

sa

gorio, sia stato

bene

se

il

restauro del palazzo di Propaganda, incominciato da Gre-

da questo pontefice allogato

caricato soltanto da

Urbano Vili,

nostro artista o se egli ne fosse in-

al

quale a sua volta

il

si

assunse la continuazione

dell'opera.

* * *

In questo tempo, nel 17 settembre 1621, morì Roberto Bellarmino,
porporato della Compagnia di Gesù.

sizioni testamentarie di venir sepolto nella chiesa del

XV,

Gregorio

in

omaggio aUa memoria

per erigergli una degna sepoltura

La Compagnia
artefice,

gnifica

di Gesù, per

Gesù senza alcuna pompa:

(1).

mezzo

del cardinal Farnese, allogò l'opera al nostro

(2).

Roma

pocMssimi danari. Dicono anche che sia in vendita la uigna belissima
d' Este non sia in questa uolontà di proue-

per 35 mila scudi mi dispiace che la Casa

dersi di qualche singoiar cosa, che ui sia rimasta. Se però è vero, che

Mi

ma

di quel grande, inviò ai padri gesmti danari

che la eresse in luogo distinto a destra del maggiore altare della chiesa ma-

conieri certe pitture per
di

l'illustre

venerando uomo aveva ordinato nelle sue dispo-

Il

si

dia di basso a tutto.

souiene ohe forse de parati, o siano arazzi ve ne potrebbero essere, e V.

mento ne potrebbe

S.

per suo averti-

mi occorre di riferire presentemente; e per
18 maggio 1669.
Humiliss'"" diumo o obblig."'» Uguc-

far pigliar nota, che è quanto

—

—

Roma, li
humilissima riuerenza.
ciONE Rangoni ».
(Archivio di Stato in Modena).
« Settembre 1621.
Adi 17 di settembre morse il Cardinale
(1) Gigli, Diario, carte 40.
Roberto Bellarmino della Compagnia di Gesù, creatura di Clemente Vili et era Nepote di Papa
Marcello II, questo fu grandissimo Dottore et mentre visse fu il martello et confonditore delli
Heretici perchè dottissimamente scrisse moltissime opere contro gli Heretici et altre cose molto
utili per la Santa chiesa. Fu ancora nel suo vivere mirabile perche essendo Cardinale fu sempre
poverissimo tal che non haveva mai appresso di se denari, essendo Vescovo et vedendo che il Papa
fine le fo

—

—

Vescovato, dicendo che il Vescovo era obbligato di stare
in questo lo dispensava, non lo volse perù ritenere e
rinunziandolo non si volse serbare alcuna pensione ne volse mai beneflcij, se. no tanta entrata
quanta potesse vivere, et di quella non di meno faceva moltissime elemosine, et visse tanto pro-

voleva che stesse in Roma, rinunzio
nel suo Vescovato, et dicendogli

il

il

Papa che

vidamente che alla stia morte non lasciò un quattrino di debito, et essendo vacati li beneficj che
haveva non lasciò robba alcuna, ordino di esser seppellito nel Gesù senza alcuna pompa ma
Papa Gregorio mandò alli Padri della compagnia denari per farli il funerale. Papa Gregorio lo
haveva fatto andare ad habitare in palazzo perchè lo voleva presso di se, ma lui quando cominciò
a sentirsi male domando licenza al Papa di andare a S. Andrea in Monte cavallo dove stanno li
Padri della sua Religione, dove mentre che stava amalato fu continuamente visitato da Cardinali
et tutte sorte di persone le quali con molta devotione volevano haver qualche cosa del suo per
reliquia et Papa Gregorio lo andò ancor lui a visitare, dove finalmente morse nel sopradetto
giorno et fu portato a sepellire al Giesù con molto concorso et devotione del pojiolo. et gli fu poi
fabricata la sepoltura dal Cardinal Farnese aUa man, dritta dell'aitar grande ».
« 12 Marzo 1622.
... il corpo di Sant'Ignazio sino a questo
(2) Gigli, Diario, carte 47.
tempo era stato sepolto aUa man destra dell'Aitar maggiore, dove appunto hoggi si e fatta la

—

Sepoltura del Cardinale Bellarmino

6

—

».

IL BERNINI

34

sepolcro sontuoso lavorò Grian Lorenzo

Al

scolpì la Sapienza,

una

il

quale

monumento

bellis-

insieme con suo padre,

delle statue allegoriche che

adornavano

il

simo. L' altra allegoria rappresentante la Religione, che era collocata in simmetria
della Sapienza, fu eseguita, secondo
altresì la statua a

mezzo corpo del

vecchi scrittori, dal grande artista che condusse

i

cardinale.

Sventuratamente nelle rinnovazioni della grande chiesa romana

del cardinale

la sola statua

ricompose liberamente

si

il

se-

una forma che non aveva

polcro, dandogli

mai avuta

monumento

il

bellissimo fu barbaramente demoKto. Pochi anni or sono però, con

due allegorie

e aggiungendovi le

condotte questa volta in bassorilievo secondo

un mediocre

criterio

moderno,

quali con la

le

loro freddezza scorretta sono in contrasto col

busto berniniano

A

fiorito di arte meravigliosa.

maggiore

sinistra del

altare, in sim-

metria con l'altro del Pignatelli, appare coI

j)

desto semplice e novissimo sepolcro, situato

il

nel .mezzo di

I

di

una

un sontuoso

porta.

È

rettangolare, nel

una breve
l

dove

frontone, al disopra

da una superfìcie

costituito

mezzo

della quale s'incava

mezzo corpo

del

Ai due

in

cardinale eseguita dal Bernini.

BUSTO DEL CARD. KOBBKTO BBLLAEMIKO
(nel

monumento

appaiono altrettante figure

donne

sedute, recanti simboli re-

ieratiche di

iscrizione

nuUa
mani,

e

.

ROBERTVS

di più squisito di quel
il

la

si

legge questa

.

CARD

.

BELLARMINO

.

S. J.

marmo, che finge

la

Non

si

può imaginare

carne adusta del viso e delle

raso della mantellina cardinalizia, e fin le crespe minutissime della veste

La

incredibile

dà

monumento,

il

statua del cardinale è cosa in verità meravigliosa.

ecclesiastica.
all'

limita

:

VBN

La

marmorea che

fascia

lati,

sottile bassorilievo,

della chiesa del Gesti).

In basso, in una

ligiosi.

modanature,

adorna di

nicchia,

è disposta la statua a

;

testa e

un capolavoro

di finezza,

uno studio dal

vero, accurato fino

manifesta una ricerca delle rughe più minute e quasi de' pori cutanei,

prova della più savia conoscenza

della psiche del personaggio.

dell'

Li quel volto

anatomia e della rivelazione felicissima
caratteristico, che

ha quasi

la realità di

una impronta mortuaria, gli occhi hanno uno sguardo vivo ottenuto con

un

inge-

gnoso studio di lievissimi tagli e di quasi impercettibili sforacchiature, che producono
chiaroscuri di

una potenza

amorosamente, e
ciola e biforcuta.

così ne'

e di

una evidenza uniche.

E

così nelle orecchie, studiate

minutissimi peli de' mustacchi abbassati e della barba pic-

Le mani, pietosamente giunte

nella preghiera,

hanno qualcosa

di

vivo e quasi di tremolante nelle nocche ossute e nelle vene tumide, in cui sembra

CAPITOLO QUARTO
agitarsi

un tremito

ha

spalle

le

le

pieghe ampie, a piani larghi e tranquilli,

senza solchi e senza costole accartocciate.

hanno

sime,

La

1'

da un collettone elegantissimo, e la

senile. Il collo è coperto

mantellina che ricopre

35

Le maniche,

condotte a piegoline miautis-

apparenza del raso e sono sottilmente lavorate sugli

veste talare è mirabihiiente arricciata, e cosi pure è condotta

orli di filigrane.

una

catenella che

scende lungo essa.

monumento adorna

Il

come

ricco ed elegante,
cui, al dire di

scitava
li

sontuosa abside del Gesù e non appare davvero così

la

tempo in

al

Domenico Bernini,

su-

lodi e lo stupore di tutti

« le

Roma

Virtuosi di

»

.

Mi sembra

interessante far conoscere, valendomi

una vecchia riproduzione, il monumento del cardinale illustre cosi
come lo aveva costruito il Bernini.
Su un ampio zoccolo modanato si aldi

zava

bellissimo sepolcro ed aveva

il

una lapide nel mezzo con
zione

(1) e,

la iscri-

ne' due fianchi, nelle nic-

chie ornate, le due statue allegoriche

sommo, nel timpano

alte e sottili. Sul

di

coronamento in una elegante

chia poligona

affacciava

si

lavorato dal nostro artista.

come

posizione,

si

il

nic-

busto

La com-

vede, era assai fine

e corretta, serbando ancora qualche

ricordo della bella arte del Rinasci-

MONUMENTO ORIGINALE DEL CARD. BELLARMINO

mento.

al

Un altro simile monumento condvissero

i

due Bernini per

il

(Da

iin'

cardinal

Griovanni Delfino nella chiesa di San Michele in Venezia

mori appunto in Venezia nel novembre 1622

come

in quella città lontana

un

quali esigevano

(3),

pensasse al Bernini per

si

(2).

L'illustre porporato

ed è cosa importante segnalare
il

lavoro delle statue, le

dispendioso trasporto.

mausoleo del cardinale

Il

Gesù.

antica riproduzione).

vede tuttora in San Michele, sopra

si

giore della cliiesa, nel lato interno.

Le due

la

statue allegoriche, le quali,

porta

come

mag-

nel

mo-

SOliOHIS
M.
JIAUCBLLI II
ROBERTO CARD BELLARMINO POLITIANO E SOC IBSU
ODOARDUS CARD PARNBSUJS .SUI EIIUA VIIUUI QUEM PATKIS LOCO SEMl'EK COLVIT
AMORIS NUNQUAJI MORITURI MOXUMENTUM PCS OBDORMIVIT IN DO.MINO ANSO .SAL MDUX.Vl
ABT SUAE LXXIX.
(2) Pietro Selvatico, Guida di Venezia, 1852, pag. 282.
— « Morse in questo mese di novembre a Venezia il Car(3) Gigli, Diario, 1622, carte 59.
(1)

.

.

.

.

.

|

.

.

|

I'.

.

|

I

FILIO

.

.

.

.

.

|

.

.

|

|

j

I

.

.

.

.

dinal Delfino

».

.

.

|

|

.

|

.

.

|

11 BERNINI

36

numento

del Bellarmino, lo fianclieggiano alzandosi nelle nicchie su

evidentemente da Pietro Bernini

sfaccettata, furono scolpite

danno

dalla sottigliezza delle vesti aggrovigliate che

una

maniera

superficie angolosa nella

(1)

l'effetto di veli

Hanno

solita di lui.

una mensola

a gividicare anche

umidi

codeste figure

su

tirati
il

volto

espressivo negli occhi dalle ampie sopracciglia rialzate, e nella bocca semiaperta con

una certa

grazia. Il

medesimo amor

di finezza

nelle forme corporee non molto evidenti sotto

si

rivela pure nelle braccia rigide e

i

panneggiamenti martoriati dallo

che in cerca della sottigliezza dell'intaglio trascurava la linea generale, la

scalpello,

quale infatti risulta disarmonica. Al nostro artista
dinale e la figura di
Il

mato

un angiolo

Cardinal Montalto,

il

Terme

romana subì varie vicende:

villa

groni, e

marmo

e

il

gruppo

cardinale morì

il

l'

Roma

moderna.

la

non ha saputo darmi alcuna

nale Montalto che già dal 1836

può supporre che
adornavano
la

non

Ne-

vendette alla famiglia
le

nuove fabbriche

gruppo

Il

di

del-

notizia sul busto del cardi-

esisteva più nella villa ornatissima

sia stato inviato all'estero

palazzo antico.

il

alla

padre Massimo, che ha edificato un palazzo sul luogo

Il

antica villa distrutta,

e Grlauco

(2).

Massimo, a cui appartenne fino a che non fu espropriata per
della

Nettuno

dalla famiglia Montalto passò

nel 1784, a certo Francesco Staderini, che

j)oi,

di

Diocleziane. Codeste opere furono eseguite

prima del 1623, poiché in quest'anno

La

ritratto del car-

il

magnifico cardinale Alessandro Peretti, chia-

il

busto di lui in

nella sontuosa villa Montalto, alle
certo

è attribuito

decorativo.

Bernini condusse inoltre per

il

si

(3),

e

si

insieme con altre opere pregevoli che

Nettuno

e Glauco, con cui

il

Bernini ornò

peschiera del giardino, fu venduto dal detto Staderini, sul principio del nostro

banchiere inglese

secolo, al

Thomas Jenkins, che

lo trasportò

in Inghilterra.

Ho

potuto riproduri'e, per la gentilezza del cav. Di Lorenzo, direttore della Reale Calcografia,
il

una

stampa del gruppo berniniano,

bellissima

senso acuto di violenza che

la quale

rende a meraviglia

il

grande Maestro trasfuse in que' corpi agitati di

si

erge nella possanza delle

gi-

ganti favolosi.
Il

dio degli antri marini

tando con

gli occhi truci

che hanno

un lampo

i

capelU arruffati e

(1)

Gio.

il

metalliche, gua-

sinistro fra le irte sopraccigUa, nell'atto

di minaccia espresso dal tridente brandito dalle
e

membra

mani enormi.

Il

vegliardo ha la barba

corpo velloso, sul quale scende ixn drappo succinto. Sotto

Baglionb Eomano,

—

op. cit.

Giugno

— Adi 3

giugno moi-se il Cardinal Alessandro
V il quale essendo di Casa Damasceni era stato da Papa Sisto suo zio creato Cardinale et datagli la sua arma et il suo cognome,
era questo Vicecancelliere et haveva altri gran benefizij, li quali essendo vacati, et volendo il
Cardinal Lodovico esser lui Vicecancelliero, ma no potendo essere in uno stesso tempo ancora
Camerlengo, vendè il Camerlengato al Card: Aldobrandino suo parente per 40 mila scudi, et
altri 40 mila gli lasciò p. donativo, il Cardinal Montalto fu sepolto a Santa Maria Maggiore nella
Cappella di Papa Sisto, ma il suo cuore fu per ordine suo portato a Santa Andrea della Valle la
quale chiesa si edifica, et è hormai finita per ordine et spese di lui ».
(3) Principe Massimo, Notizie istoriche della villa Massimo alle Tenne Diocleziane. Eoma,
(2)

Gigli, Diario, carte 61.

Peretti chiamato

1836, pag. 164.

il

«

1623.

di

Cardinal Montalto Nepote di Papa Sisto

CAPITOLO QtTAETO
di lui

un

37

tritone fantastico, dalla caratteristica faccia allungata, che sembra quasi

strisciare su la roccia

con

le viscide anella serpentine,

gonfia

lentemente soffiando nella buccina, da cui esce un getto
niano, ricco d'

una singoiar grazia

e d'

un

d'

il

m

Il

gruppo berni-

bizzarro motivo ornamentale, doveva or-

nare splendidamente l'antica villa romana, ora scomparsa sotto

GRUPPO

torace e le gote vio-

acqua.

NETTUNO E GLAUCO

(Regia Ciilcogratia).

il

piccone demolitore.

I
i

ROUA

TESTA

DI

APOLLO

r<-iT.

nAN'KHl

CAPITOLO QUINTO.

L' umanesiino aveva compiuto l'opera grande,
sanità

l'equilibrio degli spiriti

e

ma

permetteva di ideare

tempo in

fu iu

ciò

namente, senza preoccupazioni e senza febbri. D' altra parte, con

mondo

teatro del

de'

grandi genii del Rinascimento, l'arte

una dottrina piena

pastoiata, quasi smarrita in

accademici vuoti e

aridi.

si

muovere voleva ornarsi sovranamente
masse grandi

le

e tragiche di luci e di

ombre

e

si

concetti

in

senza averla nel

non

plumbea

e risultava goffa e

;

con

la sparizione dal

la grandiosità

cuore, voleva impressionare con risalti ed effetti fortissimi e

sere-

era raffreddata, im-

di cifre e di formule,

Cercava affannosamente

cui la

e di giudicar le cose

riusciva a

com-

voleva trionfare

:

sentiva mancare l'animo in-

teriore.

un affanno, un
ancora mancava il genio che
Era

tutto

soffio

novatore,

estrinsecasse

i

ima febbre

de'

tempi nuovi,

ma come

sentimenti complessi delle anime, così

quel brivido tremendo che scuoteva l'arte, suscitava forme contorte e tormentose,
smorfie sconcissime negli atteggiamenti, effetti stridenti e originali.

Ma

genio sorse, e se nella pittura

il

zione, nella scultura
alle

il

Bernini tornò su

esigenze del secolo.

l'

sentimenti complessi e strani doveva
«

doveva » essere

grandezza
l'

arte, se

l'avevano
Il
si

l'

non

l'

opera di reden-

pur adattando

de' grandi,

iperboliche sfere

arte codesta tendenza

doveva

l'

arte sua

non anco
quei

l'ispeccliiare,

tradurre. Bernini nel suo secolo

non poteva

non sarebbe certamente

e

salito a tanta

avesse accettato in pace la eredità evolutiva del-

avesse colta precisamente nel punto in cui era giunta, e in cui glie

lasciata.

suo genio attraversa

comprende facilmente,

dello spirito berniniano.

novissima

orme

altro che quello che fu. Egli

se avesse reagito, se

non

Carracci avevan tentato

L'anima umana trascendeva ad

sognate dai sereni antenati, e cosi

non

i

le

:

si

l'

anima con im lampo

sente profondamente.

Dappertutto in questa

La sua

di fuoco.

Roma

città si

ha

sente

l'
l'

arte, in verità,

impi'onta più potente
influsso della sua arte

nelle chiese innumerevoli, fiorite baroccamente di festoni e di putti; nelle

fontane dalle grandi conche sonanti, muscose e leggiadre di fantastiche forme
palazzi patrizi riscintillanti di dorature e lucidi di

marmi

policromi.

;

nei

.

IL BERNINI

40

In noi abbiamo
suo gusto e così

mente

l'

anima

guardare di

là dalle turgidezze

nelle cose riguardanti

ciò si spiega,

ménte

di Bernini. Se la classe più eletta

culto,

il

secentesclie,

non comprende

e

ha potuto
la

raffinare

il

più parte, special-

non ammira

altri

che

E

lui.

perchè non fu dalla sua epoca altro artefice sommo, altro ingegno vera-

forte e originale che, con la

grandezza e

numero

de' lavori, abbia lasciato

Le prime

opere, preziose di puris-

il

opera ugualmente meravigliosa.

* * *

L' artefice compieva la evoluzione sua fatale.

sime forme, non furon seguite da altre ugualmente corrette. Egli dimenticò

la dol-

cezza e la grazia della Ninfa, piena di mistero e di ritmo, della vezzosa donna palpitante fra le braccia del mostro, che ha sul volto alterato tutta la nobiltà di

Venere

classica.

mirabili

:

Non

abbandonò

tinto.

Ed

genio,

non

intese più

il

le sorgenti

soffio ellenico

che alita su que'

marmi

purissime del bello a cui aveva così genialmente

at-

è anche vero che nelle opere medesime, nell' impeto tempestoso del suo

era limitato esclusivamente alla imitazione

si

bene, tolta la primitiva ispirazione dal classico,

si

degU antichi

modelli,

l'

eccellenza,

e,

come nel bagliore d'un

se

il

non

secolo

fiamma

avesse avvolto nella sua

lo

si

era provato a introdurre ele-

menti novissimi. Nell'equilibrio di codesta unione contemperata nobilmente,
raggiunse

una

in verità

egli

sinistra

incendio, egli grandi e assai più meravigliose cose avrebbe

prodotto.

giovane artefice progrediva nella operosità e nella gloria.

Il

mezzi tecnici unita con

la fecondità

l'

dei

prodigiosa del suo ingegno, lo misero sulla via

solenne che non doveva più mai abbandonare.
riprodurre sotto

La padronanza

aspetto proprio, in

modo

EgK

si

efficace, la

affaticò ne' lavori scultorii a

morbidezza della carne,

la tra-

sparenza de' panni, la ricchezza degli accessorii. Però, nella novissima espressione
dell' arte sua,

ben presto

morbidezza della carne divenne mollezza

la

trasparenza de' panni condusse a

farli

;

la ricerca della

giocare e girare eccessivamente; la dovizia

degli accessorii divenne cosa convenzionale e sterilmente accademica.

La
segna
la

statua di Santa Bibiana, eseguita dall'artefice a ventinove anni di sua età,

la transizione fra la

maniera primitiva, ispirata

maniera sfarzosa e piena

d'artifizio di cui

alla bellezza

pura

e sana,

e

vanno gonfi e pomposi gran parte

de' suoi infiniti lavori.

* * *

Dopo due

soli

anni di pontificato, nel luglio del 1623, mori Gregorio

nel giorno 6 agosto successivo fu eletto papa

(1)

vallo

XV

—

XV

cardinal Maffeo Barberini, col

(1),

e

nome

«A di 8 di luglio 1623. sabato a 22 liore morse in Monte Caessendo stato Papa Anni 2 Mesi 4 Giorni 29 »

Gigli, Diario, carte 73.

Papa Gregorio

il

Iv",..-

TESTA

DI

DAFNE

-UT.

DANSm

CAPITOLO QUINTO
di

Urbano Vili

Gran

«

(1).

tbrtiuia è la vostra

tore-di veder Papa Maffeo Barberini;
Bernino viva nel nostro Pontificato
domestichezza consueta.
-

accompagnare

il

Ed

«

»

.

ma

E

-

J,l

disse

pontefice al nostro scul-

il

assai più è la nostra, che

voUe

clie

il

Cavalier

fra loro seguitasse a coiTere la

era parte del Cavaliere

-

afferma Domenico Bernini

Pontefice nel proprio letto, tirar le bandinelle delle finestre, e

partirsi »

n

primo

effetto dell'alta protezione del

quando

la elezione,

scultore

lo

fu

papa

Sant'Angelo, con l'assegno mensile di dieci scudi

mai

ricordato dai biografi, ancora alla

risulta dai

«

Mandati Camerali

come

diversi altri iacarichi,

Fontane
Felice

di

Piazza Navona

vide appena due mesi dopo

fijie

(2).

EgH

della

conservava questo

del pontificato di

del Groverno

(3).

fonderia di Castel
ufficio,

Urbano Vili, come

Con questo ebbe anche

nel 1623

quello di Commissario e Eevisore dei Condotti e delle
(4j

e quello di Sopraiutendente de' bottini dell'Acqua

(5).

Del primo lavoro

un

»

si

nominato soprastante

crocifisso di

eh' egli fece nel pontificato di

bronzo

il

Urbano non parla

alcuno.

È

questo

quale gli fu allogato con decreto della Congregazione della

« A dì 6 Agosto 1623, giorno della Trasfiguratioue del Signore, in Domea hoi'e 13, fu assunto al Papato il Cardinal Maffeo Barberini, il quale si prese il nome di
Urbano Vili et fu pubblicato a bore 19. Fu tenuto per prodigio o pronostico cbe per due giorni
avanti entrò uno sciame di Ape nel conclave et andorno sopra la sua camera et aggiratesi sopra
di quella si composero in forma di un Regno Papale et cosi fecero in tutti quelli due giorni
prima cbe fosse creato Papa, il cbe tanto più era notabile, quanto cbe l' arme di lui contiene tre
Ape d'oro in campo azzurro ».
Dovendo noi provedere, cbe gì' ufficii de(2) « Carlo Barberino Generale di S. Cbiesa.
pendenti dalli caricbi, cbe noi teniamo non vengbino à patire in alcuna loro parte, babbiamo
determinato di conferire nella persona del Sig. Cav. Lorenzo Bernini quello di soprastante della
fonderia, sperando per la oognitione di lunga mano, cbe babbiamo della persona et della suffi-

(1) GltìLi, ibid.

:

nica,

—

cienza sua, cb' egli sia per invigilare con la fede e diligenza necessaria à tutte quelle cose, che

banno relatioue

al

nostro servitio. Con la presente però lo eleggiamo, dechiariamo et deputiamo

a nostro beneplacito sopraintendente della sudetta fonderia con
i

medesimi bonori,

sori di lui nel

grafie, privilegi et provisioni, cbe

medesimo

officio

li

pesi soliti, et consueti, et con

hanno bavuto,

obbligandolo in specie

d'

e goduto gì' altri antecesbavere fra due mesi dal giorno della

data della presente lettera patente fatto fare per mano di publico notarlo un inventario autentico di tutto quello, che si troverà in detta fonderia. Ordiniamo però à chiunque spetta che per
tale lo riconoscbino, lo trattino per

quanto banno cara

la gratia

nostra non ostante qual

si

voglia deputatione ò altro in contrario.

In fede esp. dato in Roma il primo ott.'' 1623.
Antonio Benedetti sec.'''° >>. (Mandati Camerali
Carlo Barberini g.rale di s. Cbiesa
1620-1624. Archivio di Stato in Roma).
(3) Archivio di Stato in Roma.
Registro di Motu Proprio di Urbano Vili spedito a favore di Lo(4) 1623 (24 agosto)
renzo Bernini in vigore del quale gli fu concesso l' Offizio di Commissario e Revisore dei Condotti e Fontane di Piazza Navona, e ridotta la provisione a se. 5 il mese. (Archivio capitolino).
Registro di Breve di Ui-bano Vili spedito a favore di Gio. Lorenzo
(5) 1623 (7 ottobre)
Bernini per 1' Offizio di Soprintendente de' Bottini dell'Acqua Felice (Archivio Capitolino).

—

—

—

.

.

IL BEENEVI

42

Fabbrica di San Pietro, in data 14 maggio 1624
croce da fondersi in metallo

nato alla cappella

In una

,

di cui parla

da dedicarsi

«

due cappelline

delle

»

(1).

Questo

documento da

il

«

Gesù Cristo

me

medesimo Salvatore vicino

al

non

un

tore e

scultore

(2).

Ho

sì

bene è

di legno

ma non

un

alto crocifisso,

è quello del nostro scul-

ed è ritenuto opera del Cavallini, antico

^

L'uno

trovato notizia di altri due crocifissi in bronzo eseguiti dal Maestro.

condotto per Filippo
darsi cbe

»

eseguita col disegno del Bernini medesimo, che

laterali,

fantastico fondo di vetri policromi,

è di bronzo,

Porta Santa

alla

dette pure quello della porticina di metallo dorato, esiste infatti
collocato su

in

fisso

rinvenuto, era desti-

uno

IV

di

Spagna

e l'altro pel cardinal Pallavicini. Potrebbe

ben

di questi fosse l'opera allogata per la cappella basilicale della porta

santa, detta oggi della Pietà dal

gruppo sublime

di Michelangelo.

Maestro adornò

con

pilastri

scanalati e bacceUati, rastremati dall'alto al basso e adorni di leggiadri fioroni.

Su l'ar-

Nella graziosa cappellina del Crocifisso,

cliitrave alzò

uno

il

timpano spezzato in senso inverso

il

e completò

la porta

con una conchiglia in

e geniale la decorazione ricchissima.

stile libero

* **

Fu

certo intorno al 1627 che

massimo

del superbo altare

passo del diarista Grigli

È
tista.

certo questa

una

l'artefice

ebbe l'incarico di eseguire

della chiesa di Sant'Agostino. Ciò risulta

il

disegno

anche da un

(3).

delle migliori e più corrette opere architettoniche dell' ar-

L'unità armonica della bella composizione accresce singolarmente

alla chiesa

magnifica la impronta sua speciale di grandezza.
Il
l'

marmi

frontone splendido, tutto decorato di

impronta comune

delle opere consimili del

la

e su' pilastri

adagia

centinata.

si

Di più

grande

artista. Infatti in codesto altare

consueta forma secentesca de' monumenti sepolcrali.

egH ha adottato

un timpano

qui, su le

due

ali

spezzato, che dà luogo ad
del timpano, si

Mbby,

il

Su

le

colonne

una sopraelevazione

vedono simmetricamente ingi-

nocchiati dalle parti due angioli soavissimi, ploranti fervidamente su

Dice

ha

finissimi e di capitelli dorati,

l'

ara ornata.

che questi due angioli bellissimi furono eseguiti dal FiaeUi sui

il, voi. 5", pag. 78. Per facilitarmi la consulmi sono giovato, citandolo talora, di un diligente
catalogo, consei'vato nell' Ai-chi vi o Capitolare della basilica medesima, del sacerdote romano Giuseppe Guerriggi, sotto archivista deUa Basilica Vaticana, morto nel 1829. Il volume manoscritto
ha per titolo « Ilaccolta di notizie sulle spese fatte per ornare la basilica Vaticana estratte dal-

(1)

Arohivio della Fabbrica di San Pietro, arm.

tazione di codesto importantissimo Archivio

:

l'

Archivio della Fabrica di S. Pietro ».
(2) Francesco Cancellibiu, La Sagrestia Vaticana eretta da Pio VI. Eoma, MDCCLXXXIIII.
« A di 2 di Aprile 1628 che fu la quarta domenica di qviaresima fu portato
(^B) Carte 96.

—

in processione

il

Ritratto della

Madonna Sant.™^

serva nella chiesa di Santo Agostino, con

l'

dipinto da San

occasione di collocarlo

Luca Evangelista che
nell' altare

che

si

de novo in detta chiesa, et fu fatto ciò in questo giorno della 4" Domenica nel quale
scoprire la detta Imagine sino

all'

ottava di Pasqua

>

si

con-

era fabricato
si

suole

ALTAR MAGGIORE
(

C

11 i

es

:i

(li

Sant'Agostino).

IL BERNINI

44

disegni di Lorenzo Bernini, e ciò è solo in parte vero, poiché Giuliano

terminare
secondo

il

lavoro, incominciato dal padre dell' artefice, secondo

il

Passeri

pletamente a

il

Titi

non
(1),

fece che

o meglio,

dal fratello, che sentendosi inferiore al Finelli, lo lasciò com-

(2),

lui.

I due messi celesti sono dolci e atteggiati di grazia nella piissima prosternazione. Si

posano

essi lievemente, quasi

lunate, nobilissimi ne' drappeggi
la fronte angelica partiti

seno pt^ro come

il

cato

hanno un

un

nel lento fluttuar delle grandi

ali

gentibnente

giglio, e nelle

i